Ryanair ha messo nero su bianco quello che molti passeggeri temevano: i prezzi dei biglietti saliranno dopo Pasqua e durante tutta l’estate 2026 e le forniture di carburante, oggi garantite dai propri fornitori soltanto fino a metà o fine maggio, potrebbero non reggere se la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz si prolungheranno oltre quella data.
La dichiarazione è arrivata oggi, 7 aprile, in forma di comunicato ufficiale, e riguarda direttamente anche la Sicilia: quest’anno l’isola si è ritrovata con la presenza record di Ryanair – tre basi operative, 24 rotte da Trapani, frequenze aumentate su Catania e Palermo – e adesso quella stessa compagnia segnala che lo scenario potrebbe cambiare.
Cosa ha detto esattamente Ryanair
Il comunicato della compagnia è diretto e non lascia margini di interpretazione. I fornitori, si legge, “possono garantire gli approvvigionamenti fino a metà/fine maggio”. Tutto ciò che viene dopo dipende dall’evoluzione del conflitto. Se la guerra in Iran si chiudesse presto, il rischio non si materializzerebbe. Se invece lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere bloccato fino a maggio o giugno – con il traffico petrolifero che da settimane non transita su quella rotta – “non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei”, ha scritto il vettore.
Sul fronte dei prezzi, la posizione è ancora più netta: i costi del carburante sono raddoppiati nel solo mese di marzo. Ryanair prevede che questo aumento verrà trasferito sui biglietti da tutte le compagnie aeree, senza eccezioni, sia dopo Pasqua sia nel corso dell’estate. Il consiglio ai passeggeri è di prenotare subito per “proteggersi dagli inevitabili aumenti dei prezzi dei voli e degli alloggi”.
Michael O’Leary, CEO della compagnia, aveva già delineato lo scenario di rischio quantificandolo: se le interruzioni dovessero persistere, tra il 10 e il 25% delle forniture di carburante potrebbe essere a rischio tra maggio e giugno. Questo significherebbe, nella stagione di punta estiva, valutare cancellazioni o riduzioni di capacità.
La Sicilia entra nell’estate più connessa e più esposta
Il paradosso siciliano in questo momento è preciso. Ryanair ha appena completato, con l’avvio dell’operativo estivo 2026, il piano di espansione più ambizioso mai realizzato sull’isola. La nuova base di Trapani-Marsala, inaugurata a gennaio, ha portato il numero di basi operative in Sicilia a tre, con Catania e Palermo.
Da Trapani partono quest’estate 24 rotte, sei delle quali del tutto nuove: Stoccolma, Bournemouth, Bari, Lublino, Saarbrücken e Verona. L’obiettivo è superare 1,2 milioni di passeggeri annui dallo scalo trapanese, con oltre 960 posti di lavoro locali sostenuti dall’investimento da 200 milioni di dollari. Da Bologna, nel frattempo, Ryanair ha aumentato le frequenze verso Palermo, Catania e Trapani nell’ambito di un operativo da 63 rotte.
È questa la fotografia dell’isola prima della crisi del carburante.
Perché i prezzi salgono prima ancora che manchi il carburante
Le compagnie aeree si proteggono dai rialzi del carburante attraverso contratti di copertura – il cosiddetto hedging – acquistando il carburante in anticipo a prezzi fissi. Ryanair aveva coperto l’84% del fabbisogno per il primo trimestre 2026 a 77 dollari al barile, e ha dichiarato di aver garantito l’80% del fabbisogno del trimestre iniziato il 1° aprile a 67 dollari. Il problema è che gli strumenti finanziari non garantiscono la disponibilità fisica del prodotto: proteggono dal prezzo, non dall’assenza del carburante stesso.
Con il jet fuel europeo salito a oltre 1.900 dollari per tonnellata nelle ultime settimane, partendo da una base di poco più di 800, la quota non coperta dall’hedging viene pagata ai prezzi di mercato. Quella quota si traduce rapidamente in supplementi tariffari.
I voli dalla Sicilia: cosa rischia chi ha prenotato e chi non l’ha ancora fatto
Le rotte dalla Sicilia verso il continente italiano e verso le destinazioni europee gestite da Ryanair hanno durate generalmente inferiori alle tre ore. È un elemento rilevante: il Notam emesso da Air BP Italia per i quattro aeroporti italiani (Bologna, Milano Linate, Treviso, Venezia) aveva già stabilito che, in caso di razionamento, la priorità va ai voli sanitari, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore alle tre ore. Le tratte più brevi, quelle tipicamente low cost, quelle che collegano la Sicilia al Nord Italia e all’Europa continentale, sarebbero le prime a subire conseguenze operative.
Chi ha già un biglietto Ryanair per i mesi estivi si trova in una posizione diversa rispetto a chi non ha ancora prenotato. Le cancellazioni legate alla carenza di carburante potrebbero rientrare tra le “circostanze eccezionali” previste dalla normativa europea, con la conseguenza che il risarcimento fino a 600 euro normalmente garantito dal Regolamento CE 261/2004 potrebbe non essere applicabile. Il rimborso del biglietto rimarrebbe comunque dovuto, ma l’indennizzo aggiuntivo sarebbe a discrezione del giudice, caso per caso.
Per chi non ha ancora prenotato, la finestra in cui i prezzi sono ancora relativamente gestibili – e i posti ancora disponibili – si restringe settimana dopo settimana. Ryanair ha indicato espressamente che chi prenota ora si protegge dai rincari futuri.






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