Sono 9 milioni e 600mila i telespettatori, con il 58% di share, che hanno seguito la prima serata del Festival di Sanremo 2026. L’anno scorso l’esordio aveva registrato 12 milioni e 600mila spettatori con il 65,3% di share. Tre milioni in meno non sono un dettaglio statistico: incidono sulla percezione dell’evento televisivo più importante dell’anno e riaprono un confronto inevitabile con le edizioni precedenti.

Carlo Conti è un professionista solido. Ha esperienza, ritmo, battuta pronta. Conosce i tempi televisivi e gestisce il palco con sicurezza. Non c’è nulla da eccepire sulla conduzione tecnica. Eppure, la prima serata ha restituito una sensazione già percepita nel finale dell’edizione precedente: meno spettacolo, meno imprevedibilità, meno divertimento.

La differenza con l’era Amadeus-Fiorello

Il confronto con il ciclo guidato da Amadeus è inevitabile. In quelle edizioni lo show era un elemento portante. La presenza di Fiorello garantiva improvvisazione, ritmo e una componente teatrale che spezzava la rigidità della scaletta.

È vero: c’è chi criticava la lunghezza di ogni puntata ma Sanremo è un rito pubblico nazionale, un appuntamento collettivo. Una volta l’anno può permettersi di essere lungo. Non esiste una prescrizione che obblighi il pubblico a restare sveglio fino a tardi. Chi vuole segue fino alla fine, chi non vuole spegne. La durata non è il nodo centrale. Il punto è l’energia dello spettacolo.

Le edizioni di Amadeus proponevano scelte musicali percepite come innovative. Il caso più emblematico resta quello dei Måneskin, poi vincitori dell’Eurovision e protagonisti di un percorso internazionale nel rock. In quell’epoca il Festival sembrava intercettare un cambiamento.

Le canzoni 2026: ritorno al passato?

La prima serata 2026 dà l’impressione di un ritorno a sonorità più tradizionali, come già successo lo scorso anno. Molti brani rientrano in una dimensione sanremese classica, nell’accezione meno entusiasmante del termine. Poche le proposte che rompono davvero lo schema.

Tra i nomi che emergono:

  • Arisa, forte di una vocalità che resta tra le più riconoscibili del panorama italiano;
  • Ditonellapiaga, probabilmente la proposta più innovativa di questa edizione;
  • Le Bambole di Pezza, che introducono un elemento alternativo;
  • Fedez e Marco Masini, coppia costruita attorno alla timbrica intensa di Masini e ad un altro testo psicologico di Fedez.

Tommaso Paradiso, indicato tra i favoriti, non ha convinto pienamente nella prima esibizione.

L’effetto Champions League e il nodo ascolti

La presenza della Champions League nella stessa serata (in particolare Inter – Bodo Glimt) non basta a spiegare tre milioni di spettatori in meno. Anche nelle prossime serate sono previste partite di rilievo, come stasera Juventus-Galatasaray, e questo potrebbe incidere ulteriormente. Tuttavia la flessione sembra avere radici più profonde.

Lo share al 58% resta un dato significativo, ma inferiore rispetto al 65,3% dell’anno precedente. La televisione generalista vive di percezione oltre che di numeri: quando il racconto mediatico parla di calo, l’attenzione si sposta immediatamente sulla qualità dello spettacolo.

Laura Pausini e il momento virale

In un quadro meno brillante del previsto, la presenza di Laura Pausini ha portato leggerezza. La cantante conosce il palco dell’Ariston e la dimensione live internazionale. La sua gaffe, diventata virale per il doppio senso involontario e per la mimica facciale immediatamente trasformata in meme, ha spezzato il ritmo istituzionale della serata.

Il regista è stato rapido a cogliere l’espressione della cantante, trasformando pochi secondi in un momento stracondiviso sui social. A volte basta un dettaglio per ravvivare un evento che fatica a sorprendere.

Sanremo resta Sanremo

Sanremo è un patrimonio culturale nazionale. Guai a sottovalutarlo. Ma l’affetto non impedisce l’analisi. La prima serata 2026 evidenzia una conduzione solida e professionale, ma meno orientata allo spettacolo rispetto al ciclo Amadeus-Fiorello.

Carlo Conti merita fiducia e le prossime serate potrebbero cambiare la percezione complessiva. I Festival si giudicano nella loro interezza. Il debutto, però, lascia una domanda aperta: può Sanremo permettersi di essere corretto e ordinato senza essere sorprendente?

Le prossime serate diranno se la rotta cambierà.