Donald Trump ha ordinato di rinviare di cinque giorni qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche iraniane. La decisione arriva poche ore prima della scadenza che avrebbe potuto innescare un’ulteriore escalation nel conflitto, giunto alla quarta settimana.
Il presidente statunitense ha comunicato la scelta con un messaggio pubblico, indicando che i contatti con Teheran nelle ultime 48 ore sono stati molto positivi e produttivi, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a una risoluzione completa delle ostilità in Medio Oriente.
La minaccia precedente: ultimatum sullo Stretto di Hormuz
Solo due giorni prima, lo scenario era opposto.
Trump aveva minacciato la distruzione delle centrali iraniane se l’Iran non avesse riaperto completamente lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo entro 48 ore. La scadenza fissata era per lunedì sera.
La risposta iraniana: minacce dirette contro Israele e basi USA
La reazione iraniana è stata immediata.
La Guardia Rivoluzionaria ha dichiarato che, in caso di attacco statunitense, avrebbe colpito le centrali elettriche in Israele e quelle che alimentano le basi americane nell’area del Golfo.
Una risposta che avrebbe avuto effetti a catena:
- rischio blackout su larga scala;
- impatto sulle infrastrutture idriche basate sulla desalinizzazione;
- destabilizzazione energetica regionale.
Il nodo delle trattative: versioni opposte tra Washington e Teheran
Trump ha parlato apertamente di colloqui positivi con l’Iran.
Tuttavia, una fonte citata dall’agenzia iraniana Fars – riportata da Reuters – sostiene che non esistono comunicazioni dirette o indirette tra Teheran e Washington.
Secondo la stessa fonte, il rinvio degli attacchi sarebbe stato una conseguenza diretta delle minacce iraniane, che avrebbero spinto gli Stati Uniti a fare un passo indietro.
Due versioni opposte che rendono il quadro ancora instabile.
Il ruolo di Israele: coordinamento con Washington
Una fonte informata sui piani militari israeliani ha riferito che gli Stati Uniti hanno mantenuto Israele aggiornato sui contatti con l’Iran.
Secondo le stesse informazioni, Israele sarebbe pronto ad allinearsi alla decisione americana, sospendendo eventuali attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane.
Non è arrivata una conferma ufficiale dall’ufficio del primo ministro.
Mercati e petrolio: effetto immediato
La decisione di rinviare l’attacco ha avuto un impatto diretto sui mercati.
Il prezzo del Brent è sceso di circa il 7%, attestandosi intorno ai 104 dollari al barile nella tarda mattinata.
Cosa cambia nei prossimi cinque giorni
Il rinvio non chiude la crisi.
I cinque giorni concessi rappresentano una finestra critica:
- per verificare la reale esistenza di negoziati;
- per valutare la risposta iraniana;
- per evitare un conflitto diretto su infrastrutture strategiche.






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