La città saudita di Gedda si prepara a ospitare un nuovo round di colloqui tra l delegazioni degli Stati Uniti e dell’Ucraina, un evento che potrebbe segnare una svolta nel conflitto che da oltre tre anni oppone Mosca a Kiev.
L’Arabia Saudita, sotto la guida del principe ereditario Mohammed bin Salman, si conferma ancora una volta mediatrice di spicco, dopo aver già ospitato incontri diplomatici cruciali in passato. I riflettori sono puntati sul presidente statunitense Donald Trump, che nelle ultime ore ha lasciato intravedere spiragli per una ripresa della condivisione di intelligence con l’Ucraina, e sul leader ucraino Volodymyr Zelensky, deciso a non accettare accordi presi alle sue spalle. Sullo sfondo, l’avanzata russa nella regione di Kursk aggiunge pressione a un negoziato già carico di incertezze. Ecco cosa sta accadendo e cosa potrebbe emergere da questa tornata di trattative.
Trump e il disgelo con Kiev: “Ci siamo quasi”
A bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha rotto il silenzio sulla possibilità di revocare la sospensione degli aiuti militari e della condivisione di dati di intelligence con l’Ucraina, interrotta il 4 marzo. “Ci siamo quasi, ci siamo proprio. Voglio dire, abbiamo davvero quasi ripreso. E vogliamo fare tutto il possibile per far sì che l’Ucraina faccia sul serio nel fare qualcosa”, ha dichiarato ai giornalisti, lasciando intendere che un accordo potrebbe essere imminente. Ma il tycoon ha anche posto una condizione chiara: Kiev deve dimostrare un autentico impegno per la pace. “Penso che firmeranno l’accordo sui minerali. Ma noi vogliamo che lo facciano, voglio che vogliano la pace, giusto? Come lo dimostrano?… Beh, al momento non lo hanno dimostrato nella misura in cui avrebbero dovuto”, ha aggiunto.
Le parole di Trump arrivano dopo settimane di tensioni con Zelensky, culminate nell’incontro del 28 febbraio alla Casa Bianca, quando un acceso scontro verbale ha fatto saltare la firma di un’intesa sulle terre rare ucraine. Quel faccia a faccia, descritto da molti come un disastro diplomatico, ha lasciato strascichi profondi. Tuttavia, il presidente americano sembra ora disposto a ricucire, soprattutto se i colloqui di Gedda porteranno risultati concreti. “Faremo molti progressi”, ha assicurato, parlando dell’appuntamento saudita. Ma ha anche lanciato un monito: “Nessuno ha davvero le carte. L’Ucraina non ha le carte, la Russia non ha le carte. Quello che si deve fare è trovare un accordo e fermare le uccisioni. È una guerra insensata e noi la fermeremo”.
Zelensky a Gedda: “la voce dell’Ucraina non può essere esclusa”
Dal canto suo, Volodymyr Zelensky non intende restare un semplice spettatore. Arrivato oggi in Arabia Saudita, il presidente ucraino è accompagnato da una delegazione di peso: il capo di gabinetto Andriy Yermak, il ministro degli Esteri Andriy Sybiha e il ministro della Difesa Rustem Umerov. La sua presenza a Gedda è un segnale chiaro: l’Ucraina vuole avere un ruolo centrale in ogni negoziato che la riguarda. “Non possiamo riconoscere nulla o alcun accordo su di noi senza di noi”, aveva dichiarato il 17 febbraio, ribadendo una posizione ferma contro qualsiasi intesa bilaterale tra Stati Uniti e Russia che escluda Kiev.
La visita di Zelensky segue un viaggio negli Emirati Arabi Uniti, inizialmente considerati come possibile sede alternativa per i colloqui. La scelta di Gedda, annunciata dal ministero degli Esteri saudita lo scorso venerdì, riflette l’impegno del regno a perseguire “una pace duratura per porre fine alla crisi ucraina”. Il leader ucraino incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio, che guiderà la delegazione statunitense e si confronterà anche con Mohammed bin Salman. Sul tavolo, non solo la pace, ma anche la possibilità di un cessate il fuoco parziale, che secondo il Financial Times potrebbe includere una tregua su missili, droni a lungo raggio e ostilità nel Mar Nero.
La regione di Kursk: un fronte che pesa sui negoziati
Mentre i diplomatici si preparano a sedersi al tavolo di Gedda, il conflitto sul campo non dà tregua. Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che il gruppo di forze Sever (Nord) ha ripreso il controllo degli insediamenti di Malaya Loknya, Cherkasskoye Porechnoye e Kositsa nella regione di Kursk, al confine con l’Ucraina. “Come risultato di operazioni decisive, le unità del gruppo di forze Sever hanno liberato [questi villaggi]. Le forze armate della Federazione Russa continuano l’operazione per neutralizzare le formazioni AFU sul territorio della regione di Kursk”, si legge in un comunicato diffuso su Telegram. Questa avanzata rappresenta un duro colpo per Kiev, che dall’agosto scorso aveva cercato di mantenere una presenza strategica nella zona, con l’obiettivo di usarla come carta negoziale.
L’Arabia Saudita come mediatrice: un ruolo crescente
Non è la prima volta che Gedda diventa teatro di negoziati sul conflitto ucraino. Già nell’agosto 2023, l’Arabia Saudita aveva ospitato un summit senza la Russia, durante il quale Zelensky aveva esortato i Paesi mediorientali a schierarsi con Kiev. Oggi, il regno si propone come ponte tra le parti, forte dei suoi legami con Washington e della relazione tra Mohammed bin Salman e Vladimir Putin, cementata dalla comune appartenenza all’OPEC. La decisione di ospitare i colloqui bilaterali tra Stati Uniti e Ucraina, escludendo per ora la Russia, riflette un approccio graduale, ma non mancano le critiche. Alcuni osservatori temono che l’assenza di Mosca possa limitare l’efficacia delle trattative, mentre altri vedono nell’iniziativa saudita un tentativo di consolidare il proprio peso geopolitico






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