Quando entrammo in quell’ufficio c’era già qualcuno“. A trentasei anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, la sorella Paola torna sulla sera del 7 agosto 1990 e sulle circostanze del ritrovamento del corpo in via Poma. Lo fa in un’intervista a la Repubblica, alla vigilia dell’uscita del libro che ha scritto sul caso.

Le tre strisce di sangue

Il primo punto sollevato riguarda un dettaglio materiale.

Dietro la porta, secondo il racconto, il compagno di Paola Cesaroni avrebbe visto tre strisce di sangue. Quelle tracce non risultano poi nella documentazione fotografica della Scientifica.

“Nelle fotografie della Scientifica quelle tracce non ci sono. Per me c’è una sola spiegazione: quando entrammo in quell’ufficio c’era già qualcuno. L’assassino o qualcuno che doveva ripulire”, ha affermato la sorella della vittima.

L’ipotesi di qualcuno nascosto

Alla domanda se una persona potesse essere rimasta nascosta nell’appartamento mentre veniva trovato il corpo, Cesaroni ha risposto: “È un pensiero che ancora mi dà i brividi. L’ufficio era grande. Poteva nascondersi e, quando siamo scesi, finire di cancellare le tracce”.

L’uomo comparso quella sera

Nel racconto compare anche una figura mai identificata.

“Giovane, occhiali, capelli scuri. Pensai fosse un assistente sociale. Disse: ‘Il peggio deve ancora venire’. In Questura mi dissero che non era uno di loro. Non abbiamo mai scoperto chi fosse”, ha dichiarato Cesaroni.

Le chiavi della moglie del portiere

Un altro passaggio riguarda il comportamento di Giuseppa De Luca, moglie del portiere dello stabile.

In un primo momento la donna avrebbe negato di avere le chiavi dell’appartamento. “Lo ripeté più volte. Io insistetti”, ha raccontato la sorella della vittima.

La sequenza prosegue con l’arrivo delle forze dell’ordine. “Le teneva dietro la schiena. Un agente le chiedeva e lei temporeggiava. Fui io a indicarla: ‘Ce le ha lei’. Un comportamento che ancora oggi non riesco a spiegarmi”.

Gli altri punti rimasti aperti

Nell’intervista vengono richiamate altre due circostanze.

La prima riguarda i tempi del ritrovamento del corpo.

La seconda riguarda l’ingresso di un dirigente degli Ostelli all’interno dell’ufficio già sottoposto a sequestro.

La nuova indagine e i settanta profili

Sul fascicolo riaperto dalla Procura di Roma la sorella della vittima ha espresso un giudizio positivo: “Vedo l’impegno del procuratore Lo Voi e del pm Lia. Restano 70 persone di cui abbiamo chiesto il Dna, da confrontare con quanto ritrovato oggi. Dopo 36 anni, sono ancora fiduciosa”.

Il libro

L’intervista arriva alla vigilia della pubblicazione di un volume dedicato alla vicenda.

Si intitola “In nome della verità” ed è firmato da Paola Cesaroni insieme a Igor Patruno.

Nel testo la sorella della vittima conclude con un ricordo personale: “Il sorriso di mia sorella. Una ragazza che aveva tutta la vita davanti”.

Il caso in sintesi

Simonetta Cesaroni aveva vent’anni. Lavorava come impiegata e quel pomeriggio si trovava negli uffici dell’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, al terzo piano di un palazzo in via Carlo Poma, nel quartiere Prati di Roma. Ci andava per tenere la contabilità, per conto della società da cui dipendeva.

Il corpo venne trovato la sera del 7 agosto 1990, seminudo, nell’ufficio. Gli accertamenti rilevarono ventinove ferite da arma da taglio. L’arma non è mai stata recuperata.

Sul caso si sono succedute tre piste principali. La prima portò a Pietrino Vanacore, portiere dello stabile, arrestato nelle settimane successive e poi scagionato; si tolse la vita nel 2010, alla vigilia di una deposizione. La seconda riguardò Federico Valle, nipote di un architetto residente nel palazzo, indagato nel 2004 e la cui posizione fu archiviata. La terza coinvolse Raniero Busco, ex fidanzato della vittima: condannato in primo grado nel 2011 a ventiquattro anni, fu assolto in appello nel 2012, con sentenza divenuta definitiva nel 2014.

A distanza di oltre tre decenni il delitto resta senza un responsabile accertato. La Procura di Roma ha riaperto il fascicolo, puntando sulle tecniche di analisi genetica oggi disponibili e non utilizzabili nel 1990.