Nei tribunali si cerca giustizia, ma a volte le sentenze fanno discutere più dei fatti stessi. È quello che sta accadendo a Torino, dove un uomo è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti, pur avendo picchiato per sette lunghi minuti la sua ex moglie, Lucia Regna, lasciandola con 21 placche di titanio in volto e danni permanenti alla vista.
Il giudice ha parlato di “uno sfogo riconducibile alla logica delle relazioni umane”, una motivazione che ha fatto sobbalzare associazioni, giuristi, donne comuni e intere comunità online.
Un’aggressione durata sette minuti
Il fatto risale al 28 luglio 2022, quando, secondo quanto ricostruito in aula, l’uomo ha aggredito l’ex moglie nel pieno di una lite familiare. Non si è trattato di una spinta o di uno schiaffo isolato. L’attacco è durato sette minuti ininterrotti, durante i quali Lucia è stata colpita con una violenza tale da rendere necessario ricostruirle il volto. Ha perso in parte l’uso di un occhio, ha subito un danno neurologico permanente, e la sua vita – professionale e personale – non sarà mai più la stessa.
Assolto per maltrattamenti, condannato per lesioni
La Procura aveva chiesto quattro anni e mezzo di reclusione per l’imputato. Il tribunale ha però assolto l’uomo dal reato di maltrattamenti, condannandolo soltanto a un anno e sei mesi per lesioni personali gravi. Pena sospesa. In pratica, non andrà in carcere, salvo ribaltamento in appello. Il giudice Paolo Gallo ha giustificato l’assoluzione sostenendo che l’aggressione non sarebbe stato un “accesso d’ira immotivato”, ma uno sfogo legato alla fine del matrimonio, che – secondo la sua valutazione – la donna avrebbe comunicato “in maniera brutale”.
Una sentenza che pesa come un pugno
“Questa sentenza viviseziona e mortifica la vittima”, ha commentato l’avvocata di parte civile, Annalisa Baratto, che rappresenta Lucia Regna. Secondo la legale, il tribunale non ha tenuto conto di anni di vessazioni psicologiche, né della fragilità in cui la donna si trovava al momento dell’aggressione. Lucia non era solo una moglie. Era una madre, una professionista, una persona con una rete sociale e affettiva. E oggi, con il volto segnato e la vista compromessa, cerca di ricostruire una vita che non potrà più essere quella di prima.
Il punto di vista della difesa
Diversa la reazione del difensore dell’imputato, Giulio Pellegrino, che ha definito la decisione “un caso esemplare di attenzione e rigore nell’analisi dei fatti”. Per la difesa, il contesto emotivo e familiare in cui è avvenuta l’aggressione giustificherebbe la qualificazione del reato come “lesioni” e non come “maltrattamenti”.
La famiglia e la campagna contro la violenza
Lucia non è sola. I suoi due figli, presenti durante il procedimento, si sono costituiti parte civile e hanno deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere. Un gesto potente, che mette in discussione non solo l’azione del padre, ma anche un’intera cultura della tolleranza implicita nei confronti della violenza domestica.
Violenza domestica: numeri sempre più preoccupanti
Nel 2025, in Italia, una donna ogni tre giorni viene uccisa da un partner o ex partner. E secondo i dati ISTAT, più del 31% delle donne ha subito almeno una volta una forma di violenza fisica o psicologica in ambito familiare o relazionale. Molti episodi non vengono denunciati. Le vittime spesso non si sentono ascoltate, temono ritorsioni o, come in questo caso, si scontrano con una giustizia che minimizza la gravità dei fatti.
La “logica delle relazioni umane”
Ma cosa significa davvero “sfogo riconducibile alla logica delle relazioni umane”? Per molti, questa frase apre la porta a una pericolosa normalizzazione della violenza. Come se l’aggressione fisica potesse essere, in alcuni casi, una risposta giustificabile alla sofferenza emotiva. È una lettura che contrasta con anni di lavoro culturale, giuridico e sociale volto a riconoscere la violenza domestica come un crimine, non come un “incidente di percorso” nella vita di coppia.
Una decisione che rischia di diventare un precedente
La paura più grande è che questa sentenza possa diventare un precedente giurisprudenziale. Che possa essere citata in altri processi simili, contribuendo a creare un clima di minore responsabilizzazione degli autori di violenza. In particolare, colpisce che una comunicazione “brutale” della separazione – concetto peraltro molto soggettivo – venga utilizzata come attenuante per giustificare un’aggressione fisica di tale violenza.
FAQ
- Cosa è successo esattamente a Lucia Regna? È stata aggredita dall’ex marito per sette minuti, riportando gravi lesioni permanenti al volto e alla vista.
- L’uomo è stato condannato? Sì, ma solo per lesioni gravi. È stato assolto dall’accusa di maltrattamenti e non andrà in carcere.
- Perché la sentenza fa discutere? Il giudice ha motivato l’aggressione come “uno sfogo umano”, legandolo alla comunicazione della separazione da parte della donna.
- Lucia aveva già denunciato in passato? Secondo quanto emerso, sì. Era già stata maltrattata e annichilita psicologicamente.
- Ci saranno conseguenze legali? La Procura potrebbe impugnare la sentenza. I figli della donna hanno già lanciato una campagna contro la violenza.






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