Un figlio di nessuno, un bastardo illegittimo cresciuto ai margini della società, trasforma l’ingiustizia subita in ribellione diventando l’eroe popolare che combatte per la giustizia sociale e la libertà, in una Palermo dilaniata da intrighi politici e vendette di sangue.
La compagnia teatrale Araldo del Vespro mette in scena, con la regia di Giuseppe Bongiorno, “Calvello il Bastardo”, il primo romanzo d’appendice di Luigi Natoli (pubblicato con lo pseudonimo di William Galt), capolavoro dimenticato del celebre scrittore palermitano.
Lo spettacolo si tiene domenica 1 marzo al Teatro Don Bosco Ranchibile di Palermo. La compagnia Araldo del Vespro riscopre e porta in scena questo capolavoro dimenticato, pubblicato per la prima volta nel 1870 e in cui già si intravedono i temi fondanti dell’intera opera natoliana: l’amore tragico, l’ingiustizia sociale, la tensione civile, l’intreccio fra storia e destino.
Protagonista è Corrado, figlio illegittimo e senza nome, cresciuto ai margini della società, marchiato dalla vergogna e dal sospetto. Ma è proprio dall’ingiustizia subita che nasce la sua ribellione, dalla condanna il suo coraggio. Bastardo per diritto di nascita, ma eroe per scelta morale.
Lo spettacolo è una nuova produzione della compagnia nell’ambito della rassegna teatrale “Radici”. «Per dare inizio al tema della rassegna, appunto “Radici”, non potevamo che mettere in scena proprio il primo romanzo di Luigi Natoli, ossia la radice di tutti i romanzi storici dello scrittore. Il “seme” da cui germoglieranno poi “I Beati Paoli”, “Coriolano della Floresta” e tanti altri eroi dell’identità siciliana» spiega il regista Giuseppe Bongiorno.
Sebbene la storia sia ambientata nella Palermo di fine Settecento influenzata dai moti della Rivoluzione francese, in realtà la figura di Calvello è attualissima. «Si parla di riscatto sociale e uguaglianza di genere – continua il regista – Il protagonista infatti dal basso, dalla periferia della società, si ribella ai torti subiti diventando un eroe che difende la propria città e i suoi diseredati.
Lo spettacolo, ricchissimo di colpi di scena, si muove tra duelli, congiure, fughe e travestimenti, in un mosaico narrativo che unisce azione, mistero, sentimento e denuncia sociale, restituendo tutto il sapore del grande romanzo ottocentesco di Luigi Natoli.
A interpretare Corrado Calvello, il protagonista, è l’attore Davide Bongiorno. Tra i ruoli principali: Aurora, interpretata da Alessia Argento, Agata da Alessia Greco. Don Diego Isnello è rappresentato dall’attore Giovanni Mennella.Mentre a prestare il volto alla Duchessa di Falconara è l’attrice Francesca Mennella.
A dare voce alle vicende e alle emozioni di Calvello, le musiche della cantautrice Francesca Incudine, compositrice siciliana tra le più raffinate e sensibili della scena contemporanea. «La scelta di inserire le mie canzoni come colonna sonora dello spettacolo si traduce in un’importante commistione fra musica e teatro che ha come perno proprio la Sicilia e le sue tradizioni popolari – sottolinea la cantautrice – Le due arti condividono infatti le stesse radici. Non è un caso che il mio terzo album si intitola “Radica”, proprio come la rassegna teatrale “Radici”, di cui lo spettacolo fa parte».
Le coreografie sono di Alessia Greco.
Accanto ad attori e ballerini professionisti, sul palco recitano anche i ragazzi dell’Accademia Araldo del Vespro, molti dei quali residenti al Capo. La compagnia è infatti un presidio culturale importante nel quartiere perché offre opportunità e attività gratuite a tanti giovani che altrimenti non potrebbero accedere ai percorsi formativi tradizionali, come scuole private di teatro, danza o musica.






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