Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Il fronte che ha votato No al referendum costituzionale non
è tutto un popolo di centrosinistra. Ma è una maggioranza che ha battuto la
proposta politica del centrodestra. E lo ha fatto dichiarando la propria
volontà di difendere l’impianto costituzionale. Le primarie, subito invocate
dal fronte progressista, il centrodestra saggiamente non le ha mai fatte, dopo
il voto referendario, sono un tipico strumento maggioritario, da designazione
preordinata del premier. Un po’ come la proposta del premierato della Meloni,
che il centrosinistra rifiuta categoricamente. Vediamo di capire, la
Costituzione, che la maggioranza degli italiani è orientata a difendere, ha preordinato
una forma di governo parlamentare, in cui i partiti democraticamente eletti
discutono tra loro per formare una maggioranza in Parlamento, che ne vota la
fiducia. Il pallino della scelta del premier la Costituzione lo assegna al
Presidente della Repubblica. Il quale, da garante costituzionale e politico,
eletto dal Parlamento con maggioranze qualificate, sceglie la personalità che
su indicazioni di una maggioranza parlamentare possibile può ricevere la
fiducia dal Parlamento. La Costituzione assegna al Presidente della Repubblica,
non eletto dal popolo, una funzione di arbitro e giudice. A lui, e a lui solo precisiamo, spetta il giudizio
politico dopo il voto che elegge il Parlamento, e quindi, tramite una prassi
regolamentata, proporre un incarico di formazione del governo. Il quale è
sempre esplorativo, perché l’assemblea è sovrana. Ed è sempre il Presidente
della Repubblica che incarica i ministri, infatti lo stesso può opporsi ad
alcune nomine non giudicandole idonee alla carica. Questa è la Costituzione italiana, che magari
non piace da morire al centrodestra, ma che a parole il centrosinistra ha
deciso di difendere. Se alla politica italiana questa Costituzione non va più
giù può sempre proporne sostanziale modifica, ma chiunque ci ha provato ha
sempre perso contro il giudizio del popolo. Per cui scegliere al di fuori del metodo
assembleare costituzionale il candidato premier, tramite primarie, mai regolamentate da norme che ne definiscono
accesso e trasparenza, non sembra minimamente il giusto rispetto costituzionale.
E nemmeno dello spirito di coloro che hanno votato No al referendum.
Fare, invocare, dibattere su primarie di coalizione è solo
un modo per dividersi, non per amalgamare una coalizione. Un giocatore, un
leader, lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia, come cantava De
Gregori, di poter rappresentare una squadra per segnare il goal della vittoria,
che è principalmente la capacità di includere e formare un sentimento di
maggioranza nel Paese, oltre che in Parlamento.
Per come è organizzato il sistema politico oggi le primarie
sono solo uno strumento per cui una piccola minoranza decide il leader di
un’altra minoranza, vista l’enorme astensione, che per effetto di una legge elettorale determina chi governa. Questa ricerca
estenuante dell’essere minoranza che, per effetto di una tecnicalità elettorale,
governa la maggioranza degli italiani, votanti o meno, è la morte della
politica, produce disaffezione dei cittadini e sicuramente non rispetta i
principi, oltre che i valori, scritti in Costituzione. Ed alla conta dei fatti
non riesce mai a governare alcun cambiamento sostanziale, riesce per un
determinato periodo a comandare, sempre nella sterilità politica.
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