Atti di bullismo contro un alunno di 12 anni è iniziato il processo contro il preside accusato di omissione denuncia.

L’11 dicembre dello scorso anno all’Istituto comprensivo «Rosario Porpora» di Cefalù un alunno di 12 anni, che frequentava la seconda media, si era gettato del liquido infiammabile di sopra e con un accendino aveva minacciato di darsi fuoco.

L’episodio non sarebbe stato tempestivamente segnalato all’autorità giudiziaria dal dirigente scolastico Domenico Castiglia, che è stato citato a giudizio per omissione di denuncia dal pm Eugenio Faletra.

Il processo, come scrive il Giornale di Sicilia, è iniziato davanti al giudice monocratico Daniela Mauceri del Tribunale di Termini Imerese, che alla prima udienza ha ammesso la costituzione di parte civile avanzata dai genitori del ragazzino mediante l’avvocato Francesco Calabrese.

Invece la difesa del preside, rappresentata dall’avvocato Tommaso Raimondo, ha chiesto che il processo si svolga con il rito abbreviato, cioè sulla base degli atti, condizionato alla produzione di alcuni documenti e all’esame di un teste.

Era stata una tragedia sfiorata quello che si era verificato tra le mura del «Porpora». Il ragazzino aveva tentato di bruciarsi vivo senza dare nell’occhio. Aveva chiesto alla professoressa di andare in bagno. Lì aveva versato sulla sua felpa l’alcol contenuto in una bottiglietta per appiccare il fuoco con un accendino. Una scena che, per fortuna, era stata vista da un’insegnante che è riuscito a fermarlo in tempo.

Quella mattina nella scuola si erano recati i carabinieri della stazione di Cefalù, per trattare il caso di una ragazzina che si rifiutava di andare a scuola, e il preside Castiglia gli avrebbe nascosto quello che era successo qualche minuto prima.

Quindi i militari dell’Arma avevano avviato l’inchiesta, interrogando testimoni e raccogliendo prove. Pertanto era emerso che uno studente avrebbe apostrofato la vittima continuamente puntando sul suo essere sovrappeso. Offese che sarebbero state rivolte al dodicenne anche da un altro alunno della scuola media. Le frasi di scherno avrebbero ferito il giovane a tal punto da spingerlo a provare a mettere in atto quel gesto.

I genitori avevano cercato di risolvere tutto in famiglia, forse fornendo al figlio alcuni consigli. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la coppia non credeva che si trattasse di una vicenda così grave. Invece quel dodicenne avrebbe maturato dentro di sé una sofferenza che si era poi sfociata in un tentativo di suicidio.

E nonostante il clamore mediatico del caso, gli atti di bullismo sarebbero continuati da parte di uno dei presunti bulli, il quale con lo pseudonimo di Nivek su YouTube aveva caricato due video rap inveendo contro il compagno che, a suo dire, sarebbe una falsa vittima.

Intanto dall’inchiesta principale era stato fatto uno stralcio che aveva portato il preside Domenico Castiglia a essere iscritto nel registro degli indagati per omissione di denuncia. Dopo l’uscita di questa notizia il dirigente scolastico aveva fatto delle dichiarazioni sostenendo che si era trattato di un disagio psichico. «Sono convinto che non sia stato un caso di bullismo. Talvolta si ricorre a questo termine in maniera impropria. Confermo si tratti di un caso di disagio psichico, che, in quanto tale, la scuola ha affrontato dal punto di vista pedagogico coinvolgendo i servizi territoriali, tra cui il servizio di neuropsichiatria dell’Asp», disse Castiglia.

Frasi ritenute diffamatorie e lesive del diritto alla privacy dai genitori del dodicenne, che lo hanno denunciato.

L’avvocato Tommaso Raimondo, per il momento, preferisce non rilasciare dichiarazioni.