A volte ritornano, ma in fondo non se ne sono mai andati. E’ quanto emerge dalle indagini della guardia di finanza su Raffaele Galatolo, 75 anni, esponente di spicco della storica famiglia mafiosa dell’Acquasanta, che grazie al suo comportamento  riusciva a tornare regolarmente a Palermo usufruendo di permessi premio, nonostante una condanna definitiva all’ergastolo.

Lo spietato killer che negli anni Ottanta strangolava i nemici dei Corleonesi era persino riuscito a ottenere il regime di semilibertà: ogni pomeriggio lasciava il penitenziario di Secondigliano per prestare servizio in un’associazione di volontariato. Questa clamorosa vicenda era già emersa nell’ottobre del 2024 grazie a un’inchiesta giornalistica di Repubblica, che aveva sollevato il velo sul fenomeno dei boss ergastolani capaci di mantenere una condotta carceraria impeccabile pur di ottenere benefici e fare ritorno nei propri territori d’origine.

Gli arrestati

Gli indagati nell’operazione antimafia tra l’Arenella e l’Acquasanta: in carcere sono finiti Raffaele Galatolo, 75 anni; Angelo Galatolo, 60 anni; Angelo Galatolo, 38 anni; Pietro Magrì, 80 anni; Paolo Manno, 43 anni; Benedetto Marciante, 73 anni; Davide Matassa, 40 anni; Stefano Fidanzati, 78 anni. Ai domiciliari Luigi Costa, 67 anni; Luigi Di Francesco, 68 anni; Fabio Ferrara, 53 anni; Gaetano Pensavecchia, 65 anni Antonio Sireno, 57 anni.

Gli ordini dal cellulare appena fuori dal carcere

La realtà fuori dalle mura del carcere era però ben diversa da quella descritta nelle relazioni comportamentali. Non appena varcata la soglia del penitenziario, Galatolo accendeva il telefono cellulare e riprendeva immediatamente il comando, impartendo direttive precise agli uomini del clan rimasti a presidio del quartiere Acquasanta. A scoperchiare il sistema è stata l’ultima indagine della direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. All’alba di oggi, i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria hanno eseguito tredici ordinanze di custodia cautelare, di cui otto in carcere e cinque ai domiciliari. Tra i nomi eccellenti finiti in manette spicca anche quello di un altro anziano capomafia da tempo tornato in libertà, il settantottenne Stefano Fidanzati, considerato dagli inquirenti del pool del procuratore aggiunto Vito Di Giorgio il nuovo reggente della vicina famiglia dell’Arenella.

La scalata al vertice dopo i permessi del 2018

I magistrati palermitani sono riusciti a ricostruire la cronologia dei movimenti di Galatolo, accertando che il boss beneficiava dei permessi premio già dal 2018. Se all’interno della struttura carceraria lo “strangolatore dell’Acquasanta” mostrava un atteggiamento impeccabile, una volta sul territorio manifestava l’urgenza di riprendersi il posto che gli spettava di diritto. L’occasione si è concretizzata nel 2020, quando Galatolo è riuscito a scalzare Giovanni Ferrante, il quale l’anno successivo è finito in manette decidendo di intraprendere la strada della collaborazione con la giustizia. Si tratta dell’ennesima crepa interna alla famiglia, dopo il pentimento dei nipoti dello stesso Raffaele, Vito e Giovanna Galatolo, avvenuto negli anni passati.

La roccaforte dei Corleonesi e i misteri irrisolti

Raffaele Galatolo rappresenta uno dei tasselli storici della cosiddetta “trinità” dell’Acquasanta, composta insieme ai fratelli Vincenzo e Giuseppe. Negli anni della seconda guerra di mafia, il vicolo Pipitone era diventato una roccaforte inespugnabile della galassia corleonese e la base operativa principale per i sicari agli ordini di Totò Riina.

Da quel vicolo sono partiti i commandi di morte per i delitti eccellenti di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e del commissario Ninni Cassarà. Sempre da vicolo Pipitone si mossero gli uomini incaricati di piazzare l’esplosivo sulla scogliera dell’Addaura nel fallito attentato al giudice Giovanni Falcone, uno dei misteri più fitti della storia criminale italiana. I vertici dell’Acquasanta hanno sempre vantato contatti strettissimi con apparati deviati delle istituzioni, e Raffaele Galatolo è il custode di segreti indicibili che, fino a oggi, ha deciso di non rivelare.