Diciassette negozi chiusi in centro storico a Palermo, tutti affiliati all’Associazione liberi artigiani-artisti balarm (Alab) dai militari del gruppo di Palermo della Guardia di Finanza. I sigilli sono scattati per la mancanza di requisiti amministrativi e fiscali. Si tratta di un sequestro amministrativo per attività commerciale non autorizzata, che ha riguardato anche la sede dell’associazione in via Divisi.
La difesa del presidente di Alab e il meccanismo dei negozi
“Faremo immediatamente ricorso — dice il presidente Pietro Muratore — la nostra associazione nasce proprio come incubatrice per nuove realtà artigianali. I soci rimangono da noi fino a quando la loro attività non si avvia. Solo negli ultimi mesi cinque soci ci hanno lasciato dopo che i loro prodotti hanno avuto successo e si sono aperti una partita iva”. Un sistema nato nel 2010 per agevolare il micro-commercio nel centro storico, per permettere ad artisti e artigiani di avviare piccole attività senza gli oneri di un’azienda. «Una rete diffusa di micro economia che da una parte crea sviluppo e dall’altra svolge funzione di presidio in un territorio che rischia l’abbandono», commenta Muratore.
Le contestazioni dei finanzieri e la mappa delle chiusure
I finanzieri invece contestano che da anni molti dei negozietti chiusi ieri continuavano ad essere soci Alab pur avendo attività commerciali a tutti gli effetti, per quantità di merce venduta e per tipologia. Lo stop al momento riguarda 17 piccoli artigiani che vendono gioielli, capi di abbigliamento, accessori e piccoli oggetti d’arredo in centro storico. Due sono stati chiusi in corso Vittorio Emanuele, altri due in piazzetta Aragona e altrettanti in via Alloro. Altri ancora in via Alessandro Paternostro.
Le indagini fiscali sul sistema dei pagamenti dell’associazione
Il blitz è scattato questa mattina nell’ambito dei controlli contro i venditori abusivi a Palermo, soprattutto nelle zone turistiche. Le indagini della finanza continuano: nella sede di via Divisi sono stati acquisiti tutti i libri contabili dell’associazione dove confluiscono tutti gli incassi dei soci. Secondo le fiamme gialle il sistema dell’associazione permetteva di utilizzare il regime fiscale favorevole pur svolgendo una normale attività commerciale. Tutti i soci, infatti, utilizzano il codice fiscale dell’associazione per vendere i propri prodotti. Utilizzano pagamenti elettronici, ricevute fiscali riconducibili all’associazione. Due volte al mese, poi, Alab redistribuisce il denaro ai soci a seconda di quanto hanno versato scalato dagli oneri. I finanzieri stanno poi accertando se ogni laboratorio abbia versato all’associazione l’intero ammontare delle somme percepite dalle vendite o se all’Alab finiva solo una parte degli incassi giornalieri.
I sospetti sulla produzione in serie sollevati dai concorrenti
Le indagini sono scattate dopo le segnalazioni di altri artigiani della zona. Secondo loro gli affiliati Alab di fatto vendevano oggetti realizzati in serie con il regime fiscale agevolato delle associazioni. «Siamo sempre stati molto attenti a questo aspetto — conclude Muratore — Ogni nostro socio rimane tale fino a quando produce e vende oggetti unici”.
Il plauso di Confartigianato per il rispetto della legalità
Confartigianato Imprese Palermo esprime il proprio pieno sostegno all’attività della Guardia di Finanza e di tutte le forze dell’ordine impegnate nella tutela della legalità e della leale concorrenza, a seguito del sequestro amministrativo di 17 botteghe del centro storico del capoluogo, disposto nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità amministrative e fiscali svolte dai soci Alab. «La tutela del vero artigianato passa inevitabilmente dal rispetto delle regole – dichiara il presidente di Confartigianato Imprese Palermo, Giuseppe Claudio Terruso – e chi ogni giorno sceglie di fare impresa affronta costi, adempimenti, investimenti e responsabilità che non possono essere aggirati. La concorrenza deve essere leale e fondata sul rispetto delle stesse norme per tutti».
I requisiti formali per l’iscrizione all’Albo degli artigiani
Confartigianato sottolinea inoltre come la definizione di “impresa artigiana” sia disciplinata dalla normativa vigente e sia riservata esclusivamente alle attività regolarmente iscritte all’Albo delle Imprese Artigiane, requisito indispensabile per poter utilizzare tale qualifica e operare nel pieno rispetto della legge. «È importante ribadire – prosegue Terruso – che la parola “artigiano” non può essere utilizzata in maniera impropria. Essere artigiani significa possedere requisiti precisi, essere iscritti all’Albo Artigiani e rispettare una disciplina che garantisce qualità, professionalità e trasparenza nei confronti dei consumatori e del mercato».
La proposta di accompagnamento per i giovani creativi
Allo stesso tempo, Confartigianato Palermo riconosce le difficoltà che molti giovani creativi e piccoli produttori incontrano nell’avvio di un’attività economica e ritiene fondamentale evitare che competenze e professionalità vadano disperse. «Comprendiamo le difficoltà di chi muove i primi passi e il valore di tante esperienze creative nate negli ultimi anni – aggiunge Terruso –. Per questo motivo vogliamo lanciare un messaggio chiaro: Confartigianato è pronta ad accogliere tutti coloro che possiedono reali capacità artigiane e desiderano trasformare la propria passione in una vera impresa, accompagnandoli in un percorso di completa regolarizzazione». L’associazione mette a disposizione i propri uffici per offrire consulenza e assistenza nell’apertura della partita Iva, nell’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane e nell’accesso a tutti gli strumenti previsti per le imprese regolari. «Solo operando nella piena legalità – conclude Terruso – è possibile accedere ai finanziamenti pubblici, ai bandi, alle agevolazioni fiscali, ai contributi e ai servizi che consentono alle imprese di crescere e competere. La regolarità non è un ostacolo, ma rappresenta la condizione indispensabile per costruire un’attività solida, credibile e con prospettive di sviluppo». Confartigianato Imprese Palermo invita tutti gli operatori interessati a rivolgersi ai propri uffici territoriali per valutare gratuitamente il percorso più adatto alla regolarizzazione della propria attività e all’avvio di una vera impresa artigiana.
Il dibattito politico sul modello di sviluppo del centro storico
“Le verifiche e i controlli faranno il loro corso. Ma questa vicenda impone che si ricordi cosa hanno rappresentato in questi anni le botteghe dell’esperienza Alab per il centro storico di Palermo. Parliamo di attività che hanno contribuito a riaprire saracinesche abbassate, a riportare vita in strade un tempo abbandonate, a costruire un’economia fatta di creatività, produzioni locali, lavoro condiviso e buono, in una parte della città sempre più esposta al rischio di essere schiacciata dall’over-tourism e da una offerta commerciale sempre più univoca. Per questo ciò che è accaduto oggi comporta anche una necessaria riflessione sul modello di sviluppo che si sta costruendo a Palermo e se questo sia davvero ciò che serve nel lungo periodo. In questi anni decine di persone, creativi e creative, hanno trovato in questa esperienza una rete, un sostegno e un’opportunità di cui evidentemente molti hanno sentito il bisogno. E questo dovrebbe interrogare anche le istituzioni. Palermo dispone davvero di strumenti adeguati per accompagnare chi vuole avviare una piccola attività artigianale, artistica o creativa? Esiste una politica capace di sostenere queste realtà nella fase più delicata della loro crescita? Vogliamo un centro storico sempre più orientato esclusivamente al turismo o una città che continui a valorizzare le tradizioni e la cultura locale, artigiani e artigiane, artiste e artisti, laboratori creativi? L’artigianato non è soltanto economia. È identità, cultura e anche attrattività. Su questo il Comune dovrebbe aprire una riflessione seria e dire quale futuro immagina per il centro storico di Palermo”. Lo dichiara la consigliera comunale del Partito Democratico Mariangela Di Gangi.






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