Sicilia in fiamme e boschi fermi al 13%: Flai CGIL Sicilia chiede la riforma urgente del settore. Russo: «Non è più solo una questione occupazionale, ma di sopravvivenza ambientale e futuro dei nostri giovani. Guardiamo al modello Malaga»
I drammatici dati sulla perdita progressiva di territorio boschivo in Sicilia delineano uno scenario d’emergenza che non può più essere affrontato con vecchie logiche. Con un indice di boscosità fermo al tragico 13,33% – ben al di sotto della soglia minima del 20% che indica una presenza significativa del bosco sul territorio – l’Isola si posiziona tra le regioni meno boscate d’Italia. Un trend negativo accelerato da abbandono agricolo, incendi devastanti, spopolamento delle aree interne e crisi delle colture tradizionali.
Sulla questione interviene duramente il Segretario Generale della Flai CGIL Sicilia, Tonino Russo, che lancia un appello perseguendo una ridefinizione totale del ruolo dei lavoratori e della gestione forestale regionale di fronte all’oggettività dei cambiamenti climatici.
«I dati ufficiali che descrivono una Sicilia con appena 34.267 ettari di superficie forestale su oltre 2,58 milioni complessivi sono lo specchio di un collasso annunciato. Oggi, a causa del cambiamento climatico oggettivo e del costante e inarrestabile innalzamento delle temperature, la riforma del settore forestale siciliano deve cambiare radicalmente paradigma: non è più, e soltanto, una vertenza legata all’occupazione e alla sacrosanta stabilizzazione degli operai forestali. È diventata, prima di tutto, una questione di salvaguardia dell’ambiente stesso e della nostra stessa sopravvivenza.»
«I boschi non sono un mero elemento estetico o storico, ma infrastrutture naturali vitali per la tutela della biodiversità, la tenuta idrogeologica e il contrasto alla desertificazione. Se non riformiamo il settore trasformando i forestali nei veri ‘custodi del territorio’, attivi dodici mesi all’anno nella prevenzione e nella rigenerazione, la Sicilia è destinata a bruciare fino all’ultimo albero.»
Il Segretario Russo evidenzia inoltre come la politica regionale debba smettere di trattare le ondate di calore e i roghi estivi come fatalità imprevedibili o emergenze temporanee, e guardare invece alle migliori pratiche internazionali che affrontano il fenomeno con visione strutturale.
«Le buone pratiche in giro per il mondo ci indicano strade assolutamente percorribili. Pensiamo alla città di Malaga, in Andalusia: una terra che sperimenta temperature torride e venti di caduta incandescenti non meno estremi dei nostri, ma che ha deciso di trattare il caldo come un fatto urbanistico permanente e non come un’empasse temporanea. Con un investimento modesto basato su conoscenza e coordinamento, hanno censito ogni singolo albero, mappato corridoi d’ombra e oasi di frescura, ripensato l’architettura attraverso materiali naturali per abbattere le temperature.»
«In Sicilia dovremmo guardare esattamente a questo. L’ombra e la copertura boschiva devono essere considerate infrastrutture pubbliche vitali, alla stregua delle reti idriche o elettriche. Abbiamo le competenze, abbiamo la forza lavoro degli operai forestali che attende solo di essere stabilizzata e impiegata in un progetto di pianificazione a lungo termine. Manca la volontà politica di superare la logica del sussidio e del soccorso per entrare in quella della civiltà ecologica. E c’è di più: in Sicilia abbiamo tantissimi giovani che si formano con eccellenza nelle nostre università: ingegneri idraulici, studenti di scienze forestali, professionisti del domani che, una volta terminati gli studi, sono costretti a emigrare per trovare un’occupazione. Una riforma organica del sistema forestale siciliano potrebbe invece garantire loro il lavoro proprio qui, nella loro terra, mettendo le loro competenze al servizio del territorio e fermando finalmente questa drammatica emorragia di giovani e di futuro.»
I NUMERI DELLA CRISI IN SICILIA:
• Superficie totale regionale: oltre 2,58 milioni di ettari.
• Superficie forestale totale: appena 34.267 ettari.
• Indice di boscosità effettivo: 13,33% (Soglia critica nazionale: 20%).
• Fattori di rischio: Cambiamenti climatici, incendi dolosi e colposi, desertificazione, spopolamento dell’entroterra ed emigrazione giovanile qualificata.
Occorre, a questo punto, ribadire che la richiesta di un tavolo immediato con il Governo Regionale per la riforma del settore non è più procrastinabile. Il sindacato avverte: senza una svolta verde e strutturale, le ondate di calore – che l’OMS ha già definito come vera e propria emergenza sanitaria europea – continueranno a mietere vittime e a cancellare il patrimonio naturale dell’isola.
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