Scatta la caccia ai franchi tiratori all’Ars all’indomani della figuraccia peggiore della maggioranza in questa legislatura. Non perché la norma bocciata fosse fondamentale o per gli effetti ottenuti che sono, comunque, recuperabili, ma per la misura di quanto accaduto. al momento di votare un articolo della legge di riforma degli Enti Locali, ,l’articolom10 che parlava di digitalizzazione, i no sono stati quasi l’unanimità: 33 no e 1 solo sì.
La bocciatura quasi unanime e le conseguenze
Dunque, nel segreto dell’urna, tutti i presenti hanno bocciato l’articolo e costretto la Presidenza dell’Ars (Presidente di turno Luisa Lantieri, unica a votare sì come lei stessa si è fatto sfuggire a microfono aperto) alla sospensione ed al rinvio a martedì prossimo.
La conseguenza non è solo la bocciatura dell’articolo ma un rinvio che mette la riforma in condizione di non essere più in tempo per una prima applicazione in occasione della tornata amministrativa della prossima primavera e crea le basi per lasciar sospettare che dietro tutto questo ci sia una strategia per gi9ungere alla bocciatura in occasione del voto finale per cancellare quel che è già stato approvato nell’articolato ovvero le quote rosa al 40% nelle giunta comunali.
Tutti traditori tutti
Parafrasando il grido che in questi giorni è risuonato a Catania nei giorni della Festa di Sant’Agata sembra che il “tradimento” stavolta sia generalizzato proprio a tutti. Così fioccano spiegazioni pubbliche e ufficiali smentite.
“Abbiamo votato per come avevamo dichiarato in aula attraverso l’intervento del nostro capogruppo Roberto Di Mauro, contro una norma che non condividevamo. Non c’era copertura finanziaria e non abbiamo avuto i chiarimenti richiesti. In un ddl del parlamento, non del Governo. Quindi un voto coerente e trasparente, né franco, né tiratore” dichiarano i parlamentari del Gruppo Mpa- Grande Sicilia.
Forza Italia apre lo scontro partendo da Margherita La Rocca Ruvolo
Più articolato l’intervento dell’azzurra Margherita La Rocca Ruvolo: “Non mi sono nascosta dietro il voto segreto, più semplicemente ho espresso il mio voto contrario a una norma che ritengo una follia, quella sulla digitalizzazione degli archivi dei settori urbanistici degli uffici tecnici comunali che metterebbe in seria difficoltà soprattutto i piccoli Comuni, ma non solo. Se avessi temuto di essere scoperta avrei tolto il tesserino e il problema non si sarebbe neanche posto, ho votato invece con consapevolezza”.
“Vengo indicata tra i franchi tiratori per avere votato contro – spiega La Rocca Ruvolo, che è anche sindaco di Montevago – ma la verità è che quell’articolo era un vero e proprio cappio per i Comuni. Un impegno impossibile da sostenere”.
“Si fa riferimento ai fondi del Pnrr – prosegue la deputata – ma quei fondi sono ormai esauriti e il piano scade nel 2026. Di cosa stiamo parlando? Non si può legiferare in modo astratto, senza considerare la realtà amministrativa dei nostri Comuni”.
“Il mio voto contrario – conclude La Rocca Ruvolo – è stato un atto di responsabilità verso i Comuni siciliani, che già oggi affrontano enormi difficoltà gestionali e finanziarie. Non si può chiedere loro l’impossibile, né scaricare sulle amministrazioni locali un adempimento irrealizzabile. Servono leggi concrete, applicabili e sostenibili, non imposizioni che rischiano di paralizzare ulteriormente la macchina amministrativa”.
Gli attacchi al relatore Ignazio abbate
Si aprono, così, gli attacchi all’articolo e al relatore della legge, il Dc Ignazio Abbate: “L’art 10 del DDL Enti Locali è una norma inutile, fuorviante e pleonastica, meglio votare contro che ritirare vigliaccamente il tesserino, neppure fossimo noi l’opposizione! L’on Abbate sembra disorientato e ha portato la maggioranza a sbattere, perché era già chiaro in conferenza dei capigruppo che c’erano troppe divisioni interne al Centrodestra su quasi tutti gli articoli del testo.” sostiene Nicola D’Agostino, anche lui deputato regionale di Forza Italia.
Rincara la dose Riccardo Gennuso “Credo che sul voto di oggi relativo alla norma sulla digitalizzazione degli archivi comunali si stia costruendo una polemica inutile e pretestuosa. Come altri colleghi, anche della maggioranza, ho ritenuto che la disposizione fosse superflua, replicando norme già in vigore. Il mio è stato un voto tecnico, non politico e certamente non contro il governo.
Il collega Abbate, prima di rilasciare frettolose dichiarazioni alla stampa, dovrebbe chiedersi il perché di questo voto contrario.
Il tema resta delicato e merita un approfondimento responsabile: la digitalizzazione è un obiettivo condiviso, ma va attuata con strumenti e tempi adeguati per garantire un’applicazione sostenibile. Continueremo il confronto con spirito costruttivo e nel pieno rispetto del ruolo del Parlamento regionale, lavorando per una soluzione davvero utile ai Comuni e ai cittadini “.
Limitare il voto segreto
Torna a prendersela con l’abuso dl voto segreto, invece, il deputato Salvo Tomarchio: “Quanto avvenuto ieri all’Assemblea regionale siciliana durante il dibattito sul disegno di legge per gli Enti Locali pone ancora una volta il delicato tema del ricorso al voto segreto e sull’opportunità e necessità di rivedere questo strumento parlamentare. Al di là del caso specifico e delle motivazioni del voto sull’articolo 10, rispetto al quale alcuni colleghi hanno pubblicamente espresso perplessità che rientrano nella legittima libertà d’azione che spetta a ciascun parlamentare, è innegabile che non si può più rinviare una revisione di questo strumento, che deve essere limitato esclusivamente ai casi nei quali il voto è collegato a questioni etiche. È un tema che riguarda tanto la maggioranza quanto l’opposizione, perché collegato alla trasparenza dei comportamenti degli eletti, i quali devono sempre rispondere del proprio operato senza nascondersi dietro sotterfugi”.






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