Il caro carburanti affonda l’economia ma la Sicilia ha l’antidoto per se stessa e per tutto il Paese. Il sistema di raffinazione dell’Isola, che unisce il polo di Augusta-Siracusa-Priolo composto dagli impianti ISAB e Sonatrach alla Raffineria di Milazzo, non solo garantisce oltre il quaranta per cento della benzina e del gasolio del Paese, ma rappresenta anche un pilastro economico insostituibile generando più del cinquantatré per cento del Prodotto Interno Lordo della provincia di Siracusa.
I dati sono contenuti nel documento di analisi che Confindustria Sicilia ha presentato oggi. Un “position paper” ovvero uno studio che fotografa la situazione e chiarisce a posizione “politica” di Confindustria. Il documento mette in chiaro che la transizione ecologica non è un miraggio lontano ma un’opportunità industriale già concretamente avviata, che necessita però di interventi immediati e coraggiosi da parte della Regione Siciliana per proteggere il settore e accelerare lo sviluppo sul territorio
I numeri dell’infrastruttura energetica siciliana
I dati elaborati dagli industriali fotografano un’infrastruttura di rilevanza europea: 780.000 barili al giorno: la capacità totale dei tre siti industriali; 60% della capacità nazionale: la quota totale controllata se si considera anche l’impianto Vitol in Sardegna; 10.000 lavoratori: l’impatto occupazionale complessivo tra dipendenti diretti e indotto; 66% dell’export: il contributo del polo siracusano sulle esportazioni della Regione.
Il caro carburanti alla pompa e il prezzo che resta più alto in Sicilia
Nonostante il caro carburanti alla pompa sia principalmente di natura fiscale (le tasse pesano per il 60% sul prezzo finale), la vulnerabilità internazionale costringe l’Isola a blindare la propria produzione interna. Il sistema della solidarietà energetica causa un paradosso in base al quale la Sicilia che raffina paga alla pompa un prezzo leggermente più alto del resto del Paese e causa di un frammentato sistema di distribuzione alla pompa.
Il jet fuel non mancherà in Sicilia
Uno degli elementi che emerge è il fatto che la crisi dei voli non dovrebbe toccare la Sicilia. Se lo farà questo accadrà solo alla fine del percorso. Insomma l’Isola potrebbe soffrire di carenza di carburante per aerei per ultima o quasi. Ciò perché la produzione/raffinazione interna all’isola copre per intero il fabbisogno degli aeroporti della regione anzi è in eccesso e la parte in più viene inviata a Napoli. Resta il tema del prezzo
Le tre richieste di Confindustria alla Regione Siciliana
Per evitare che le crisi finanziarie o giudiziarie (come il caso del depuratore IAS) si trasformino in minacce occupazionali, Confindustria Sicilia ha presentato tre proposte chiare e precise indirizzate direttamente a Palazzo d’Orléans e all’Assemblea Regionale Siciliana:
Un tavolo tecnico permanente e una strategia per i bio-carburanti
Gli industriali chiedono l’apertura immediata di un tavolo di coordinamento stabile tra il governo regionale, quello nazionale, le imprese e i sindacati. L’obiettivo è definire una strategia di transizione esplicita che identifichi la Sicilia come l’hub prioritario per la produzione di carburanti sostenibili come il SAF (Sustainable Aviation Fuel per gli aerei) e l’HVO (biodiesel da oli esausti). Il mercato è già pronto: nel 2025 i consumi italiani di jet fuel hanno superato i 5 milioni di tonnellate e la metà viene ancora importata dall’estero.
Sbloccare i sistemi di accumulo (BESS): via la burocrazia
La critica più dura si concentra sul Disegno di Legge stralcio 1030/A in discussione all’ARS. Confindustria chiede di eliminare l’obbligo di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per gli impianti di accumulo elettrochimico BESS di tipo stand-alone. Questo obbligo crea un contrasto con le norme semplificate nazionali (Decreto PNRR e TUFER) e rischia di paralizzare gli investimenti sulle rinnovabili proprio mentre la Sicilia deve raggiungere i propri obiettivi di autonomia energetica.
Più “Aree Idonee” per gli impianti energetici
Per colmare il ritardo con il resto d’Europa, viene richiesta un’estensione dei confini delle aree idonee all’installazione di impianti di energia pulita e sistemi di accumulo (p. 22). La proposta include l’inserimento automatico nel perimetro delle cave ripristinate, dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata e delle aree adiacenti alle opere di connessione alla rete elettrica.
Il Presidente Bivona: “E’ tempo di interventi”
“Non c’è una bacchetta magica. Qui bisogna prendere coscienza delle scelte che sono state fatte nel passato che ci hanno portato fin qui. Pur avendo tanta ricchezza in termini di energia nella nostra regione, le opportunità che ne derivano non sono state colte. Oggi abbiamo una dipendenza del paese che non ci possiamo permettere e, soprattutto, le nostre imprese non si possono permettere” dice il presidente di Confindustria Sicilia Diego Bivona.
“Parliamo di consentire una transizione energetica attraverso la neutralità tecnologica. Parliamo di incentivare le fonti alternative. Parliamo di mettere a terra tutti quei progetti sulle rinnovabili che ancora non hanno trovato una risposta”






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