“Apprendo con sorpresa e profonda preoccupazione della visita ufficiale a Palermo dell’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, e dei suoi incontri di ieri con il sindaco Roberto Lagalla e con il presidente della Regione Renato Schifani.” A dichiararlo è l’onorevole Valentina Chinnici, deputata all’Assemblea Regionale Siciliana e vice segretaria regionale del Partito Democratico.
“In un momento di gravissima tensione internazionale, con una crisi umanitaria senza precedenti in Medio Oriente, è lecito interrogarsi sulla necessità e sul significato politico di questa ricezione ufficiale da parte delle massime cariche della città e della Regione. Ci riferiamo – prosegue Chinnici – all’ambasciatore di un Paese che ha recentemente attaccato l’Iran e che da decenni conduce politiche di occupazione e di sterminio della popolazione palestinese, come denunciato da numerose organizzazioni internazionali e come sotto gli occhi del mondo intero a Gaza”.
La deputata democratica sottolinea lo stridente contrasto tra questa visita e la storia della città di Palermo. “Palermo vanta decenni di relazioni privilegiate e di profonda amicizia con il popolo palestinese, testimoniate da importanti gemellaggi e patti di solidarietà, in particolare con le città di Betlemme e Khan Younis. Questi legami si sono sempre focalizzati sulla cooperazione culturale e la difesa dei diritti umani. Ricevere l’ambasciatore israeliano in questo modo, quasi fosse una visita di routine, rischia di apparire come un’insensibilità verso quel popolo e quelle città sorelle che stanno vivendo una tragedia immane”.
A destare ulteriore allarme, secondo Chinnici, sono i contenuti dei colloqui riportati dallo stesso ambasciatore. “Sul suo profilo X ufficiale – si legge nella nota – Peled scrive di avere discusso con il sindaco e il presidente Schifani ‘di nuove possibili collaborazioni in diversi settori, come la gestione delle risorse idriche, agricoltura, turismo, innovazione digitale e cybersecurity’”.
“È questo il punto che più mi preoccupa – spiega Chinnici – Quali accordi o collaborazioni si stanno delineando con un governo straniero in settori strategici come l’acqua, l’agricoltura e la cybersecurity? Il governo regionale e il Comune hanno il dovere di riferire all’ARS e ai cittadini. Non si possono intavolare rapporti istituzionali in silenzio, specialmente con un Paese che in questo momento è protagonista di un conflitto e le cui politiche sono al centro di un procedimento per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia. La Sicilia non può e non deve diventare un palcoscenico per normalizzare relazioni con un governo che viola sistematicamente il diritto internazionale”.
Chinnici conclude con una richiesta formale: “Chiedo al presidente Schifani e al sindaco Lagalla di rendere pubblico il resoconto dettagliato dei colloqui avuti con l’ambasciatore israeliano. È necessario chiarire quale posizione intendano assumere le istituzioni siciliane, in un momento in cui la comunità internazionale è divisa, e se queste nuove ‘collaborazioni’ rispettino i principi di pace, giustizia e solidarietà che dovrebbero guidare l’azione pubblica, specialmente in una terra di incontro e dialogo come la nostra”.
Incontro con l’ambasciatore israeliano, l’opposizione: “Lagalla chiarisca”
Le forze di opposizione in Consiglio comunale hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta al Sindaco per chiedere chiarimenti sull’incontro con l’ambasciatore dello Stato di Israele, reso noto attraverso comunicazioni pubbliche dello stesso ambasciatore.
“Non è accettabile che un incontro di questo livello, in un contesto internazionale così drammatico, avvenga senza alcuna comunicazione istituzionale alla città e al Consiglio comunale. Parliamo di un incontro con il rappresentante di uno Stato il cui governo è oggi al centro di gravissime accuse sul piano internazionale e il cui vertice è ricercato dalla Corte Penale Internazionale, mentre nella Striscia di Gaza è in corso una catastrofe umanitaria sotto gli occhi del mondo, con migliaia di vittime civili. Eppure, da quanto emerge, si è discusso di cooperazione, innovazione, cyber security, risorse idriche, senza che sia stata resa pubblica alcuna posizione sui diritti umani, sulla tutela dei civili, sul rispetto del diritto internazionale. Non è questo il modo di rappresentare Palermo. Palermo è la quinta città d’Italia. Non può permettersi opacità, ambiguità o silenzi su questioni di questa portata. Non può proclamarsi città di pace e poi non dire una parola quando la pace viene calpestata. Fare un incontro istituzionale è una scelta politica. Ma provare a nasconderlo lo è ancora di più. Chiediamo al Sindaco di riferire con chiarezza cosa si sono detti, quali impegni sono stati presi, quale posizione ha assunto a nome della città. La trasparenza non è un’opzione. È il minimo dovuto alla città e alle istituzioni.”






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