La Dia di Palermo, in queste ore, sta eseguendo un provvedimento restrittivo emesso dal gip nei confronti di  8 soggetti, affiliati alla famiglia mafiosa dell’Arenella, una delle più rappresentative del mandamento di Palermo-Resuttana, ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione mafiosa ed altro.

Nel corso dell’operazione White Shark   gli uomini della Dia guidati dal colonnello Antonio Amoroso hanno ricostruito affari e trame, soprattutto estorsioni commesse dal clan. Gli arrestati sono accusati anche di estorsione aggravata.

Nel corso dell’operazione White Shark sono stati arrestati i tre fratelli Scotto, Gaetano, Pietro e Francesco Paolo. Gaetano è una delle dieci persone accusato ingiustamente della strage di via D’Amelio e adesso parte civile nel processo sul depistaggio che è in corso a Caltanissetta.

Anche, Pietro, tecnico di una società di telefonia, che era stato accusato di aver captato la chiamata con cui il magistrato comunicava alla madre che stava per andare a farle visita nella sua abitazione di via D’Amelio. Pietro Scotto, condannato in primo grado, è stato assolto in appello.

Nei giorni scorsi Il procuratore generale Roberto Scarpinato, ha inviato un avviso di chiusura indagine, che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio a Gaetano Scotto e Nino Madonia per l’omicidio di Nino Agostino e per la moglie Ida.

Agostino e la moglie furono assassinati davanti alla loro casa di villeggiatura a Viallagrazia di Carini la sera del 5 agosto 1989. In questi 31 anni l’inchiesta si è dovuta confrontare con molte ombre e con tentativi di depistaggio contro i quali si è battuto il padre di Nino, Vincenzo Agostino.

Scotto ha sempre negato di appartenere alla mafia e di essere coinvolto nell’omicidio di Villagrazia di Carini.