Settanta milioni di euro. A tanto ammonta la confisca ai danni di Fausto Giacchetto, l’uomo della formazione e della pubblicità istituzionale al centro di uno scandalo ormai di qualche anno fa sull’uso dei fondi pubblici in questo settore.

La sezione misure di prevenzione del Tribunale ha, adesso, deciso la confisca di appartamenti, società e conti correnti bancari per un ammontare complessivo stimato appunto in 70 milioni di euro, patrimonio che sarebbe stato messo insieme in difformità rispetto ai redditi dichiarati.

A raccontare della confisca è il Giornale di Sicilia oggi in edicola. Il manager della comunicazione del Ciapi, l’ente di formazione della Regione sarebbe riuscito ad appropriarsi di finanziamenti regionali ed europei per decine di milioni di euro. Secondo i giudici sarebbe stato lui l’autore di un sistema di corruttele consolidati che ha preso proprio il nome di metodo Giacchetto.

Al culmine del processo, che ha visto imputatio anche molti uomini poltiici via via usciti di scena dall’agone giudiziario, nello scorso dicembre Giacchetto era stato condannato a tre anni proprio per violazioni fiscali e false fatturazioni nella seconda tranche dei processi legati allo scandalo Ciapi. Secondo i giudici non avrebbe dichiarato i proventi di alcune attività, fondi che in alcuni casi provenivano proprio dall’ente di formazione.

Nella prima trance del procedimento Giacchetto era già stato condannato a 5 anni. Pur disponendo adesso la confisca di beni per 70 milioni che passano definitivamente allo stato, però, la sezione misure di prevenzione del Tribunale ha stabilito la restituzione di altri beni considerati ‘di famiglia’ e dunque non aggredibili perchè non possono essere considerati frutto di reato. Si tratta di 13 appartamenti e una serie di gioielli e orologi di valore intestati ai familiari di Giacchetto.

Aggiornamento del 5 luglio: L’entità della confisca ai danni della famiglia Giacchetto viene smentita dall’avvocato Dario Greco dell’interesse della famiglia Giacchetto che precisa al medesimo Giornale di Sicilia che aveva raccontato la vicenda poi ripreso dall’agenzia di stampa Ansa e dagli altri organmi di informazione quando la medesima notizia era ormai di pubblico dominio che l’importo della confisca è molto al di sotto dell’importo iondicato che non corrisponde neanche alla disponibilità di beni della famiglia e che l’entità dei beni restituiti alla famiglia Giacchettpo è molto superiore all’entità dei beni confiscati