Il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo ha dato esecuzione a un provvedimento del Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione con cui sono stati confiscati beni per un valore complessivo di circa 1,5 milioni di euro riconducibili a Giuseppe Urso, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Palermo Santa Maria di Gesù.

Il provvedimento riguarda beni già sequestrati nel gennaio 2025, tra cui una società di distribuzione carburanti con relativo capitale sociale, un box auto, due immobili, due terreni, un veicolo e sette rapporti bancari.

Urso è stato condannato per mafia con sentenze irrevocabili nel 2003 e nel 2022. Complessivamente deve scontare 19 e 6 mesi di reclusione. Una volta scarcerato sarà sottoposto a cinque anni di sorveglianza speciale.

Condannato all’ergastolo e poi scagionato assieme ad altri boss dall’accusa di avere assassinato il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, fu di nuovo arrestato nel 2017.

Era imparentato con i Vernengo. Urso è marito di Rosa Vernengo, figlia di Pietro, lo storico capo mandamento morto nel 2023.

Ergastolano dalla vita rocambolesca, Pietro Vernendo nel 1991 riuscì a scappare dal reparto oncologico dell’ospedale Civico di Palermo. Si dileguò in vestaglia. Non era né piantonato, né controllato.

Un blasone che è servito pure al figlio Francesco. Nell’ottobre 2015 Luigi Cona era stato ferito a colpi di pistola da Francesco Urso. Non se la presero con il figlio di un boss che conta e uccisero il giovane Mirko Sciacchitano che ebbe la colpa di avere accompagnato con lo scooter Urso nelle fasi del ferimento di Cona.

Giuseppe Urso con i soldi di provenienza illecita avrebbe avviato attività e comprato immobili in via Buonriposo, piazza Giuseppe Bandi, via Santa Maria di Gesù, he ora finiscono sotto sequestro. Si tratta di una società di distribuzione carburanti, il 50% di un’altra che gestisce impianti sportivi, e rapporti bancari.