Un carabiniere in servizio al Nucleo operativo di piazza Verdi, presso il Comando provinciale, è risultato positivo al Coronavirus e si trova all’ospedale Cervello.

Nelle scorse settimane infatti l’uomo sarebbe entrato in contatto con uno degli otto ufficiali colpiti dal Covid-19. E ora anche un collega di reparto, dopo i primi lievi sintomi, è stato messo in quarantena su disposizione dell’infermeria dell’Arma.

Il militare, sposato e padre di due figli, è stato portato in ospedale con un’ambulanza e ricoverato in isolamento. I successivi esami hanno evidenziato che aveva sviluppato una polmonite.

Dopo il primo caso di settimane fa, quello di un carabiniere e della moglie (anche lei militare) rientrati dal Trentino passando per l’aeroporto di Verona, il contagio ha costretto a casa tutta la linea di comando del Provinciale. Rendendo inoltre necessari gli accertamenti sanitari anche per i loro familiari.

Passati i giorni di quarantena tutti sarebbero rientrati in servizio ma solo dopo i due tamponi che hanno dato esito negativo. Già a seguito dei primi militari positivi il Comando provinciale, guidato dal generale di brigata Arturo Guarino, aveva disposto la sanificazione dei locali della caserma Carini.

Attività che sarebbe stata implementata negli ultimi giorni a scopo precauzionale e di concerto con la Prefettura di Palermo.

La situazione locale e più in generale il trend sia nell’Isola che nel resto d’Italia preoccupano i carabinieri che ogni giorno percorrono in lungo e in largo le strade palermitane esponendoli al rischio contagio.

“Con grande spirito di sacrificio e per dovere – dicono alcuni di loro – non ci tireremo mai indietro, ma ci sentiamo figli di un ‘Dio minore’”. A livello nazionale è intervenuto il sindacato Unarma che ha scritto ai presidenti di alcune regioni e alle altre istituzioni che stanno gestendo l’emergenza per denunciare la carenza di dispositivi. Un dramma condiviso con medici, infermieri e operatori del 118.

Già a gennaio scorso la segretaria generale e il direttivo nazionale del sindacato avevano scritto ai ministeri della Difesa e della Salute nonché al Comando generale dell’Arma chiedendo “interventi di carattere preventivo a tutela di tutti i militari. Ci sono poche mascherine, tra l’altro monouso, eppure vengono chiesti continui controlli – scrivono in una nota – dove non è sempre possibile mantenere le distanze di sicurezza dalle persone controllate”.

A mancare sarebbero anche le tute che dovrebbero coprire le uniformi che rischiano di trasformarsi in un “veicolo di trasmissione nelle caserme e nelle proprie abitazioni. Va poi segnalata la distribuzione di disinfettanti scaduti che hanno perso la componente alcolica che agisce contro virus, batteri e funghi. Infine – continuano nella nota – ci viene segnalata l’impossibilità materiale della periodica sanificazione dei locali delle caserme, così come delle postazioni con scrivanie e pc e dei mezzi sui quali i militari si alternano durante i vari turni”.

Tra le ultime richieste, non per importanza, quella relativa alla opportunità di sottoporre ad accertamenti sanitari ogni militare in servizio in considerazione del fatto che il contagio possa anche avvenire tramite persone che, nelle fasi iniziali della malattia, e quindi con sintomi assenti o molto lievi, possono comunque trasmettere il virus. Una misura del genere “sarebbe ben vita – concludono – da tutto il personale militare in quanto infonderebbe maggiore serenità nell’assolvimento dei delicati compiti istituzionali”.