Mossa a sorpresa dell’ex governatore siciliano Totò Cuffaro accusato di corruzione per aver manipolato un concorso per la stabilizzazione di personale precario all’ospedale Villa Sofia Cervello. L’ex segretario della Dc, agli arresti domiciliari da 5 mesi, non si è presentato all’udienza preliminare del procedimento per la presunta corruzione in sanità ma i suoi difensori, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno presentato una istanza di patteggiamento al giudice per le indagini preliminari.

Cosa propone al giudice il collegio difensivo

La difesa parte da una ammissione di colpa e propone una pena di tre anni ma chiedendo, a fronte del patteggiamento, che venga scontata con lavori socialmente utili sostitutivi della carcerazione. Oltre alla pena l’ex Presidente della regione dovrebbe risarcire il danno arrecato alla pubblica amministrazione. Su questa ipotesi la Procura ha espresso parere positivo dando, dunque, il via libera ad una eventuale scelta in questo senso del giudice per l’udienza preliminare.

La mossa è legata ai precedenti penali di Cuffaro che avendo scontato, quasi per intero, una condanna precedente a 7 anni per rivelazione di segreto d’ufficio aggravato dall’aver favorito un mafioso, rischierebbe una pena detentiva immediata.

Il perché della scelta di patteggiare

Il patteggiamento permetterebbe di chiudere il processo rapidamente e valutare i mesi di arresti domiciliari come pena già scontata e permetterebbe l’affidamento ai servizi sociali evitando il ritorno in carcere. La decisione passa ora al giudice Ermelinda Marfia, che potrebbe stralciare la posizione dell’ex governatore siciliano e decidere in una udienza separata.

Gli altri imputati

Oltre a Cuffaro davanti al Gup oggi dovevano comparire anche altri co imputati. Si tratta dell’ex direttore generale dell’ospedale Villa Sofia Cervello, Roberto Colletti, di Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e dell’ex storico segretario del governatore Vito Raso, tutti imputati di corruzione.

L’udienza

L’azienda ospedaliera si è costituita parte civile in udienza. Secondo l’accusa, l’ex governatore e i co indagati avrebbero pilotato il concorso bandito per la stabilizzazione di 15 operatori sociosanitari. Davanti al gup, per un appalto messo a gara dall’Asp di Siracusa, con l’accusa di traffico di influenze, ci sono anche Mauro Marchese e Marco Dammone, della Dussman srl, Roberto Spotti, legale rappresentante della società, il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice. Per tutti i Pm hanno chiesto il rinvio a giudizio.