“L’assessorato regionale della Salute sta predisponendo una revisione dei criteri di accreditamento per le cure palliative domiciliari in Sicilia, ma le organizzazioni del Terzo settore contestano il metodo adottato, segnalando l’assenza di un confronto preventivo. Secondo i rappresentanti del settore, il problema dell’assistenza nell’isola non risiede nel numero degli erogatori, bensì nella capacità del sistema sanitario pubblico di identificare tempestivamente il bisogno e attivare i percorsi di presa in carico nei distretti sanitari”.

Lo dice Giorgio Trizzino direttore sanitario della Samot società che da 39 anni ha fatto da apripista in Sicilia al presidente della Regione ai deputati dell’Ars, all’assessore Salute, ai direttori dipartimenti Dasoe e Programmazione e al presidente commissione salute Ars .

“In Sicilia ogni anno circa 17.500 persone ricevono cure palliative, a fronte di un fabbisogno stimato di oltre 40.000 pazienti, con una copertura territoriale delle unità domiciliari ferma al 27% nel primo semestre 2025 secondo i dati Agenas. Nonostante gli obiettivi stabiliti dalla legge 38 del 2010, che prevedono il raggiungimento del 90% del fabbisogno entro il 2028, molte aziende sanitarie non hanno ancora attuato pienamente le disposizioni di rete.

Inoltre, il coordinamento regionale per le cure palliative, ricostituito nel 2023 per funzioni di governo e monitoraggio, non risulta essere mai stato convocato – aggiunge Trizzino – Gli enti del Terzo settore evidenziano come una frammentazione dei soggetti erogatori, priva di una preventivo studio sul fabbisogno, rischi di disperdere le competenze professionali maturate dagli anni ottanta a oggi e di generare una competizione sulle medesime risorse umane. Viene quindi richiesto all’assessorato e all’Ars di rendere pubblici i dati, garantire controlli rigorosi e aprire un tavolo istituzionale prima dell’adozione di nuovi provvedimenti”.