Un gruppo di nove studenti del Corso di Laurea in Medicina dell’Università di Palermo ha iniziato un tirocinio pratico presso la sede della SAMOT, la Società per l’Assistenza al Malato Oncologico Terminale. Si tratta di un’esperienza formativa di 60 ore distribuite in 15 giorni, che li porterà a conoscere da vicino l’attività quotidiana delle équipe di cure palliative domiciliari.
Il progetto si inserisce in un percorso di avvicinamento tra università e territorio, con l’obiettivo di offrire agli studenti un’opportunità concreta di osservare e partecipare a una forma di assistenza sanitaria ancora poco conosciuta, ma sempre più centrale nel dibattito sulla medicina moderna.
Il tirocinio non punta solo all’apprendimento di nozioni cliniche, ma soprattutto alla comprensione della dimensione relazionale e umana della cura. Un contesto complesso, che richiede attenzione non solo alla malattia, ma alla qualità della vita del paziente e al sostegno dei familiari.
Un’esperienza diretta nel cuore delle cure domiciliari
Durante le due settimane di tirocinio, gli studenti saranno affiancati dalle équipe specialistiche della SAMOT nelle visite domiciliari ai pazienti. Una modalità di assistenza che, lontana dalle strutture ospedaliere, mira a garantire continuità di cura e supporto personalizzato, spesso in fasi delicate o terminali della malattia.
Le cure palliative, in particolare, si rivolgono a persone con patologie gravi e progressive, non più suscettibili di trattamenti curativi. In questo contesto, il focus si sposta sul controllo dei sintomi, sull’accompagnamento emotivo e sul rispetto della dignità della persona.
A confermare il valore del progetto è una dichiarazione di Giorgio Trizzino, fondatore dell’ente: “Per loro sarà un viaggio nel cuore delle cure palliative domiciliari, dove la medicina incontra la vita, e dove ogni gesto, anche il più piccolo, ha un valore profondo. Per noi è un onore contribuire alla formazione dei medici di domani, condividendo con loro i valori e le pratiche di una medicina centrata sulla persona e sulla qualità della vita”.
Un’iniziativa che testimonia l’importanza della formazione sul campo e della trasmissione dei principi di un approccio medico più attento alla persona nella sua globalità, oltre che alla patologia.
Formazione e sensibilizzazione: un modello da ampliare
La scelta di attivare un tirocinio in un ambito come quello delle cure palliative non è scontata. In Italia, nonostante l’esistenza di una legge (la n. 38 del 2010), che riconosce il diritto all’accesso a queste cure, la loro conoscenza tra i cittadini e anche tra i futuri medici resta parziale e frammentata.
Inserire questo tipo di esperienze nei percorsi universitari può contribuire a colmare un vuoto formativo e a diffondere una visione più ampia della professione medica. Una visione che include anche l’accompagnamento nelle fasi terminali della vita e il supporto ai familiari, elementi fondamentali per una sanità più vicina alle reali esigenze delle persone.
L’esperienza proposta dalla SAMOT Palermo potrebbe rappresentare un modello replicabile anche in altri contesti accademici, contribuendo a una formazione medica più completa, integrata con il territorio e orientata alla cura globale del paziente.






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