L’autopsia su Anna Rosa Bartolotta, la bambina di quattro anni morta a Palermo per difterite, non si è svolta. L’esame era in programma per oggi, mercoledì 26 agosto, all’istituto di Medicina legale del Policlinico, ed è stato rinviato a una data ancora da fissare. La decisione arriva dopo la denuncia querela presentata dai genitori della piccola contro i tre ospedali che l’hanno avuta in cura tra il 13 e il 19 agosto. La Procura sta rivalutando il quadro e deve stabilire se iscrivere altre persone nel registro degli indagati.
Perché la Procura ha fermato l’accertamento
Il rinvio ha una ragione procedurale precisa. L’autopsia rientra fra gli accertamenti tecnici irripetibili: una volta eseguita non si ripete, e chi rischia di finire sotto inchiesta ha diritto a partecipare con un proprio consulente. Se i magistrati decidessero di iscrivere nel registro anche i medici, farlo dopo l’esame significherebbe privarli di quella garanzia e indebolire l’intero accertamento.
Da qui la scelta di prendere tempo. Prima si definisce chi sono le parti, poi si conferisce l’incarico ai medici legali. Al momento gli unici indagati restano i genitori della bambina, Emanuele Bartolotta e Manuela Maggio, entrambi contrari alle vaccinazioni, accusati di omicidio colposo per omissione. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
La denuncia dei genitori contro i tre ospedali
La svolta è arrivata martedì. Attraverso l’avvocato Luigi Marrandino, del foro di Napoli Nord, i due hanno depositato in Procura una denuncia querela contro gli ospedali Cervello, Civico e Ospedale dei Bambini, quest’ultimo dipendente dal Civico. Nel documento contestano le condotte del personale sanitario che ha seguito la figlia.
La tesi della coppia è che ad Anna Rosa siano state diagnosticate patologie sbagliate al pronto soccorso del Cervello, con conseguenze sulle cure ricevute nei giorni successivi. I genitori hanno nominato come consulente di parte il professore Maurizio Municinò, specialista in medicina legale. La documentazione sanitaria è già stata sequestrata dagli agenti del commissariato Porta Nuova ed è al vaglio degli inquirenti.
Nessun medico risulta al momento iscritto nel registro degli indagati. La denuncia è un atto di parte e non equivale a un’accusa formulata dalla Procura.
L’accusa contestata a padre e madre
L’inchiesta principale è coordinata dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro e dal procuratore capo Maurizio de Lucia. L’ipotesi è che la mancata somministrazione del vaccino contro la difterite, obbligatorio in Italia, abbia determinato la morte della bambina. È la struttura tipica dell’omicidio colposo per omissione: non un gesto, ma qualcosa che secondo l’accusa andava fatto e non è stato fatto.
L’iscrizione dei genitori nel registro era stata disposta anche come atto di garanzia proprio in vista dell’autopsia, per consentire loro di nominare consulenti. La coppia sostiene di aver rifiutato le vaccinazioni perché convinta che un vaccino avesse causato l’autismo di un parente. Si tratta di una tesi priva di riscontri scientifici: il presunto legame tra vaccini e autismo nasce da uno studio del 1998 poi ritirato e smentito da decine di ricerche successive.
I giorni dei ricoveri, dal 13 al 19 agosto
La ricostruzione degli inquirenti parte dal 13 agosto, giorno del primo accesso all’ospedale Cervello. Quel ricovero durò appena due ore. Sabato 15 agosto la bambina tornò in ospedale in condizioni molto più serie. Il percorso proseguì tra le tre strutture fino al 19 agosto. Anna Rosa è morta la scorsa settimana.
Gli investigatori hanno già ascoltato i medici e la pediatra che aveva visitato la bambina nei giorni precedenti al primo ricovero. La Procura ha acquisito tutte le cartelle cliniche. L’autopsia dovrà ricostruire nel dettaglio il meccanismo del decesso e chiarire se e in quale misura le cure ricevute abbiano inciso sull’esito.
Il fascicolo sulla responsabilità genitoriale
C’è un secondo procedimento, di natura civile. La procuratrice per i minorenni Claudia Caramanna ha aperto un fascicolo per valutare la responsabilità genitoriale della coppia, che ha altri quattro figli, nessuno dei quali vaccinato. Il tribunale dovrà stabilire se esistano i presupposti per interventi a tutela dei minori.
Il caso ha aperto un fronte anche sul piano della sanità pubblica. La stessa Procura per i minorenni ha disposto una verifica urgente sulle scuole materne ed elementari della zona nord di Palermo, per accertare quanti bambini frequentino senza aver completato le vaccinazioni obbligatorie. Secondo quanto emerso, infatti, alcune famiglie contrarie ai vaccini presenterebbero la semplice prenotazione dell’appuntamento vaccinale per aggirare i controlli all’iscrizione.
Cosa prevede l’obbligo vaccinale in Italia
La vaccinazione antidifterica rientra fra quelle obbligatorie per i minori fino a sedici anni, insieme ad antipolio, antitetanica, antiepatite B, anti pertosse, anti Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, rosolia, parotite e varicella. La vaccinazione antidifterica è obbligatoria in Italia da decenni: l’obbligo risale al 1939. Nel 2017 il decreto-legge sulle vaccinazioni ha ampliato il numero delle vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a sedici anni e ha collegato l’adempimento vaccinale all’accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia.
La difterite, infine, è una malattia batterica che colpisce soprattutto le vie respiratorie e può produrre tossine capaci di danneggiare cuore e sistema nervoso. In Italia era praticamente scomparsa da decenni proprio grazie alla copertura vaccinale diffusa.






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