Un colpo alla botte ed uno al cerchio. Cercano di salvare ‘capra e cavoli’ gli assessori renziani convocati da Crocetta per la resa dei conti dopo le dichiarazioni di ieri del loro capo corrente Davide Faraone. Crocetta è andato oltre ogni aspettativa e, cogliendo la palla al balzo, ha convocato praticamente mezza giunta.

Inizialmente la resa dei conti doveva riguardare tre assessori ed era fissata fra mezzogiorno e l’una ma poi è slittata alle 17 e al tavolo oltre ai renziani ‘puri’ (Baccei, Contrafatto, Gucciardi) ci sarà anche il dem Barbagallo  e l’alleato di Sicilia Futura Croce.

Non parla, come suo costume in politica, Alessandro Baccei ma non parla neanche Vania Contrafatto, almeno per il momento, ma cercano di gettare acqua sulla ‘rabbia’ di Crocetta gli altri. Baldo Gucciardi difende pubblicamente quanto fatto dal governo e ribadisce che da qui fino a fine legislatura non si deve fare polemica ma, al tempo stesso, non garantisce appoggio politico al presidente in vista della campagna elettorale perché è troppo presto per parlarne. una dichiarazione pubblica rilasciata in politichese da dirigente di partito che sembra lasciare tutti scontenti. Faraone non sarà certamente contento di essere smentito da uno dei suoi quando dice che il governo Crocetta ‘ha lavorato bene’ mentre solo ieri faraone stesso aveva detto il contrario; Crocetta, a sua volta, difficilmente si accontenterà di una fedeltà alla giunta, al governo e all’attività da assessore se non è accompagnata da una fiducia espressa alla persona.

Più soft la posizione di Croce che interviene a ‘incensare’ il governatore ben sapendo che la sua, comunque, non è la posizione di un renziano doc, che il leader del suo movimento, l’ex Ministro Cardinale, ha comunque mantenuto una posizione di vicinanza al governatore tanto da uscirne attaccato dal suo compagno di partito Totò Lentini

Faraone, dunque, ha convocato i suoi a pranzo e in quella sede scioglierà i nodi all’interno della corrente. Ma la vera resa dei conti sarà alle 17 con il Presidente della Regione che chiederà a tutti di fare pubblica ammenda probabilmente con un comunicato stampa congiunto a quello del Presidente. La situazione è delicata. Bisognerà comprendere quanto in avanti si spingerà il governatore, se dovesse chiedere un atto di abiura pubblica rispetto alle parole di Faraone la spaccatura potrebbe essere definitiva.

Ma se Crocetta si accontenterà delle parole fin qui pronunciate bisognerà comprendere, di contro, quanto Faraone sia disposto a una silenziosa mezza retromarcia con allegata figura non proprio da leader. Tutto sembra appeso ad un sottile filo retto da una politica pasticciona e teso da protagonismi vanesi non da poco conto.

Ieri Faraone aveva detto “governeremo fino a fine legislatura dopo aver constatato che è più facile raddrizzare la torre di pisa che sciogliere l’Ars” lasciando capire che i parlamentari sono attaccati alla poltrona in modo inscindibile. Oggi a dimostrare analogo attaccamento sembrano essere proprio i suoi assessori, quelli di Faraone. Un tema che il sottosegretario capo corrente in Sicilia potrebbe affrontare nel pranzo chiarificatore.