Sono state due le tentate rapine in banca in Sicilia ieri. Una a Catania e la seconda a Palermo. Nel capoluogo etneo un tentativo di rapina ai danni di Unicredit di Viale Africa e a Palermo lo stesso è avvenuto al Monte dei Paschi di Viale Leonardo da Vinci.
“Basta qualche settimana di “tranquillità” e qualcuno pensa erroneamente che il problema della sicurezza delle banche si sia magicamente risolto da solo – afferma Gabriele Urzì Dirigente Nazionale Fabi e responsabile salute e sicurezza Fabi Palermo. Due colpi andati non andati a segno perché nelle casse non c’erano contante o soli pochi spiccioli. A Catania il rapinatore dopo avere strattonato una dipendente è stato bloccato da un’ex carabiniere in pensione che si trovava in banca. Anche a Palermo i malviventi sono andati via senza avere preso un euro e hanno minacciato una dipendente dell’istituto portata in una stanza con la forza.
“È incredibile la facilità con la quale ormai qualsiasi malintenzionato si possa introdurre nei locali di una banca senza alcun controllo. Sento parlare di “sbandati” ma a volte sono proprio questi i più pericolosi, molto più dei rapinatori “professionisti” – aggiunge Urzì – Sono fatti gravissimi che le banche sottovalutano. Occorrono massicci investimenti in sicurezza prima che accada qualcosa di veramente grave, ed è indispensabile ripristinare la guardiania armata che costituisce il deterrente più efficace contro i malintenzionati e ricollocare i metal detector, sacrificati sull’altare dei nuovi modelli di filiale e ritenuti “fastidiosi” per l’utenza. Non ci può affidare soltanto agli impianti di videosorveglianza che non servono a nulla nella fase che precede il colpo ma, semmai, soltanto successivamente per cercare di individuare i responsabili. Tutto ciò è ancora più grave tenuto conto che le banche hanno le risorse economiche per aumentare massicciamente gli investimenti in sicurezza, magari diminuendo le stratosferiche remunerazioni del top management”.






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