Entro la fine del mese arriverà la bozza di riforma del regolamento d’aula perché con quello attuale non si può governare. Il sistema costringe a trattative al ribasso e genera effetti come l’approvazione dell’emendamento fake che è norma parlamentare sulla quale il governo non si è mai pronunciato.
Ha le idee chiare il Presidente della regione renato Schifani che sottolinea come il tema della riforma del regolamento sembra scomparsa dall’agenda politica o comunque messa in un angolo. A margine della premiazione die vincitori del concorso giornalistico sulla comunicazione dei fondi comunitari racconta la sua visione attuale delle questioni economiche finanziarie.
“Prendetela come battuta – dice- se tutta la finanza regionale fosse modello FSC, modello FERS eccetera e non dovesse passare dal Parlamento ne sarei felice. Ma non perché voglio fare polemica, ma perché effettivamente mi devo confrontare con un regolamento d’Aula che è un regolamento incommentabile, che ho trovato, che impedisce ad un governo, come avviene a livello nazionale, di poter governare secondo le proprie linee, le proprie disponibilità finanziarie, secondo le proprie indicazioni – ha aggiunto Schifani – Per realizzare l’azione di governo occorre trattare a ribasso per cercare di portare a casa le manovre finanziarie – aggiunge -. Siamo riusciti per tre anni di seguito, cosa senza precedenti credo, ad approvare le manovre entro i termini canonici per evitare quindi l’esercizio provvisorio, evitare il blocco della spesa, la spesa in dodicesimi. Sicuramente c’è stato un cambio di marcia, ma un cambio di marcia che è il frutto di tante mediazioni che abbiamo dovuto porre in essere”.
L’emendamento fake
Sono le mediazioni d’aula che poi “possono avere causato per errore l’approvazione di una norma parlamentare, non governativa, del famoso emendamento fake, dove il governo non si è pronunciato. Chi va in televisione poi facendo pubblicità contro il Parlamento, sostenendo che la colpa è dell’assessore e quindi indirettamente mia fa campagna elettorale perenne e delegittima l’istituzione. C’è qualcosa che secondo me va cambiato, sicuramente va cambiato l’aspetto regolamentare”.
Arriva la bozza di modifica del regolamento
“Entro questo mese sicuramente definirò una bozza di modifica di regolamento che preveda anche l’abolizione del voto segreto se non in presenza di motivi etici come alla Camera del Senato – assicura Schifani – ci proveremo a farlo e porterò in Aula esclusivamente questo tema assieme a altre piccolissime richieste di modifica. Questo per dimostrare che noi ce la stiamo mettendo tutta”.
Classe dirigente e modello vetusto
“Governare la Sicilia non è facile – ha detto Schifani – sia per l’aspetto regolamentare e sia per il sistema di selezione della classe dirigente che ho trovato, venendo dal modello nazionale, non voglio fare polemiche ma è vetusto. Stiamo lavorando per cambiare, ci vorranno degli anni, naturalmente non è che si può avere la bacchetta magica, però stiamo dando dei segnali. In occasione dell’ultima nomina dei direttori abbiamo fatto delle rotazioni, alcune vengono imposte dall’Anac, altre le abbiamo volute noi. Continueremo ad avere innesti notevoli di funzionari che saranno la futura classe dirigente, questo è uno dei punti di merito di questo governo, avere sbloccato i concorsi”.
Lo sblocco dei concorsi
“Quando mi sono insediato – ricorda – non si potevano fare concorsi, poi con un accordo fatto con il Mi9nistero dell’Economia e della Finanza abbiamo iniziato sperando di improntare la formazione di questi nuovi dirigenti alla logica della meritocrazia. Cerco di battermi per questo e sono convinto che lavorando si possa arrivare a questa nuova mentalità: chi è bravo va avanti, chi non è bravo non è che va indietro, però, non va avanti perché occorre selezionare il meglio”.
Due miliardi da spendere
“Abbiamo due grandi appuntamenti sotto il profilo parlamentare per quanto riguarda la finanza regionale. Innanzitutto la Manovra di luglio, se la Corte dei conti parificherà i nostri bilanci, quelli del 2020, del 2021, del 2022 e 2023 liberando somme nostre accantonate pari a 2 miliardi e 300 milioni e che potremo, con la parifica dei bilanci – le udienze stanno per essere fissate – destinare tendenzialmente alla crescita Però dovremo passare dal Parlamento – aggiunge -, ma da lì saremo rigorosi e indicheremo nella manovra di luglio soltanto 3-4 punti, non sarà una finanziaria, indicheremo 3-4 grossi temi su cui impegnare 2 miliardi e 300 milioni di risorse regionali, per evitare la dispersione e la capillarizzazione”. Poi ci sono i fondi extraregionali, europei ed Fsc, che “sono importanti”, ha concluso.






Commenta con Facebook