Nasce la Casa riformista in Sicilia in vista delle elezioni comunali e regionali del 2027. A tenerla a battesimo l’assemblea regionale di Italia Viva tenuta in Sicilia in vista dell’assemblea nazionale di Milano del 17 gennaio.
“Il centrosinistra – secondo  il vicepresidente di Iv Davide Faraone – può battere le forze politiche guidate dal disastroso governo Renato Schifani solo se si rafforza un soggetto politico riformista, credibile, che si ponga al centro della coalizione di centro sinistra. Con l’assemblea di sabato avvieremo una fase costituente per aggregare forze politiche che possano rappresentare una svolta netta rispetto a un’esperienza di governo pessima, segnata da clientelismo e mera occupazione del potere”.

Il progetto della Casa riformista

“Con l’assemblea di oggi ha inizio il cantiere della Casa Riformista in Sicilia, un progetto che mira a strutturarsi al centro del centrosinistra. Per governare la regione c’è bisogno di buonsenso, di proposte concrete in alternativa la disastrosa coalizione di centrodestra, guidata da Schifani a livello regionale e da Giorgia Meloni a livello nazionale” ha detto Davide Faraone,  a margine l’assemblea regionale organizzata oggi a Palermo.

L’attacco alla Regione

“Il centrodestra sta mettendo in campo misure pessime sul lavoro, a scapito delle nuove generazioni. Sulla sanità, rimane inerte: i pronto soccorso che esplodono, le liste d’attesa continuano a crescere e nulla funziona. L’incapacità dimostrata dall’assessora Faraoni è tale che dovrebbe dimettersi immediatamente, anche considerato che per molto meno, Schifani ha cacciato i due assessori dopo la vicenda giudiziaria che ha riguardato la DC di Cuffaro. Non c’è nessuna misura per lo sviluppo e il Pil è immobile. Altro disastro nella sicurezza: sono arrivati al governo giurando che avrebbero garantito la sicurezza degli italiani e invece i crimini crescono e le forze dell’ordine sono state abbandonate a loro stesse. Costruire un’alternativa di centrosinistra in Sicilia è indispensabile. Oggi a Palermo, con +Europa, con Più uno, con Enrico Giuliano e Unità socialista, con Mattia Catalano e l’Associazione, abbiamo dato vita a un nuovo cantiere. Ora lavoreremo con loro e con le altre forze che si uniranno a noi al percorso necessario a rendere la Sicilia migliore. Il centrosinistra non può essere la forza solo dei ‘no’. Noi non abbiamo paura di trattare temi che normalmente vengono appaltati alla destra come le tasse e sicurezza. Sullo Zen, per esempio, intendiamo fa leva sulla cultura e del sociale, ma senza tralasciare l’azione repressiva, come troppo spesso accade nel centrosinistra”, ha concluso.

La risposta viene da Grande Sicilia

“Quando si parla di Centro, sarebbe utile sapere di cosa si parla. Per noi il Centro ha avuto nomi, visione e statura: Alcide De Gasperi, Aldo Moro, una classe dirigente che costruiva lo Stato, non slogan a tempo determinato. Tutto il resto è marketing politico stagionale. Il Mpa, giova ricordarlo, non è il Centro e non ha mai preteso di esserlo. È la casa degli autonomisti siciliani, ed è presente stabilmente nel Parlamento Siciliano da oltre vent’anni. Non per migrazione, ma per radicamento. Non per moda, ma per identità. E oggi, piaccia o no, cresce. Tanto da puntare legittimamente a raddoppiare i consensi. Quanto invece a chi oggi si autodefinisce “centro” dopo essere stato un po’ di tutto – dall’Ulivo a Italia Viva, dal PD a qualunque altra sigla disponibile sul mercato politico – la sensazione è chiara: più che un centro, un’area di sosta temporanea. Cambiare nome dieci volte non rende centrali. Rende solo difficili da collocare, spesso fermi al penultimo titolo, sempre pronti a spiegare perché questa volta è diversa. Il Centro non si annuncia. Si riconosce. E soprattutto non ha bisogno di spiegarsi ogni cinque anni” gli rispondono in una nota i componenti del coordinamento regionale di Grande Sicilia di cui fa parte anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla.