La Polizia di Stato ha tratto in arresto un quarantaquattrenne dell’hinterland messinese, ritenuto responsabile del reato di truffa aggravata in concorso con soggetti rimasti ancora ignoti. L’uomo è stato bloccato dopo aver messo in atto il consolidato stratagemma del “finto Carabiniere” ai danni di due congiunti, madre e figlio, residenti nel capoluogo. L’operazione è stata condotta dagli agenti della Quinta Sezione Investigativa della Squadra Mobile, specializzata nei reati contro il patrimonio.
Il raggiro telefonico e l’allontanamento del figlio
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le vittime sono state contattate telefonicamente da un sedicente appartenente all’Arma dei Carabinieri. Il truffatore ha riferito di un presunto utilizzo fraudolento di documenti intestati al figlio della donna nell’ambito di un furto appena commesso. Con questo pretesto, il malvivente ha convinto l’uomo ad allontanarsi urgentemente dall’abitazione per recarsi in un luogo indicato al telefono, al fine di sottoscrivere alcuni verbali.
Il furto dei gioielli e dei diecimila euro in contanti
Una volta che la madre è rimasta sola in casa, è stata raggiunta da un complice. Sfruttando le indicazioni fornite telefonicamente, i truffatori avevano precedentemente convinto le vittime a preparare il denaro contante e i monili in oro presenti nell’abitazione per una presunta ispezione, volta a riscontrarne l’estranieità al furto. Il complice, approfittando di un momento di distrazione della donna, si è così impossessato di circa 10.000 euro in contanti e di diversi gioielli, per poi dileguarsi.
Il piano di controllo lungo i principali assi viari
Nel frattempo, gli investigatori della Squadra Mobile stavano attuando servizi mirati al contrasto delle truffe ai danni degli anziani. L’attenzione degli agenti era concentrata sui veicoli provenienti dalla Sicilia orientale e diretti verso il territorio palermitano, una direttrice già emersa in recenti episodi di cronaca legati all’utilizzo di auto a noleggio per commettere raggiri. Durante questo servizio di osservazione, i poliziotti hanno notato una Lancia Y sospetta, condotta da un uomo già noto agli archivi delle forze dell’ordine.
Il pedinamento da Villa Tasca all’autostrada A19
Gli agenti hanno avviato un pedinamento discreto del veicolo, registrando una breve sosta nella zona di Villa Tasca. Lì il conducente è sceso dall’auto, è entrato in un immobile e se ne è allontanato rapidamente. I poliziotti hanno continuato a seguire i movimenti del sospettato fino all’autostrada A19, in direzione Catania. Nel momento in cui la centrale radio ha confermato l’avvenuta segnalazione di una truffa proprio nell’area di Villa Tasca, è scattato il blitz per fermare il mezzo e controllare il conducente.
Il ritrovamento del bottino e l’identificazione fotografica
La perquisizione veicolare ha dato esito positivo. All’interno di uno zaino, l’uomo custodiva 10.000 euro in banconote di vario taglio, di cui non ha saputo giustificare la provenienza, insieme a diversi gioielli in oro. La refurtiva corrispondeva perfettamente alla descrizione fornita dalle vittime in sede di denuncia. Successivamente, la donna ha effettuato un riconoscimento fotografico, identificando senza esitazione il quarantaquattrenne come l’uomo che si era presentato alla sua porta, e ha riconosciuto i monili come propri. L’arrestato è stato quindi condotto in uffici di polizia per la formalizzazione del provvedimento.






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