Nuova tappa del viaggio di BlogSicilia fra i candidati alle europee di domenica prossima. Stavolta risponde alle 4 domande che il nostro giornale sta ponendo a tutti quelli che abbiano voglia di presentarsi all’elettorato in maniera fattiva e concreta Ignazio Corrao, eurodeputato uscente pentastellato che si autodefinice il primo che ha portato l‘olio siciliano a Bruxelles e che corre per la riconferma.

Corrao Commissione Bruxelles (Foto Manlio Viola)

Se eletto quali sono le azioni concrete che intende portare avanti in sede Europea per lo sviluppo del lavoro in Sicilia?

“L’Unione Europea deve cambiare visione del mondo lavoro, solo così si potrà parlare veramente di crescita e di sviluppo. Tutte le misure fin qui pensate come, ad esempio, il Fondo sociale Europeo che da noi è usato principalmente per finanziare la formazione professionale, sono nate per compensare un danno già fatto. Servono, insomma, a mettere pezze. Una politica corretta, invece, dovrebbe evitare che il problema sorga. Il primo passo deve essere fatto  con la rimozione di tutte le regole europee che attualmente favoriscono le grandi imprese e la delocalizzazione. Di fatto la grande distribuzione attualmente sceglie il Paese dove il lavoro costa meno e lì sposta la produzione portando poi il prodotto finito da vendere negli altri paesi, Italia compresa e facendo grandi utili sulle spalle dei cittadini. La soluzione si chiama salario minimo europeo. Regole chiare che valgono in tutti i paesi dell’unione. Va poi introdotto un sistema di vigilanza sugli standard di produzione che serva a penalizzare, anche con l’introduzione di dazi, chi non rispetta gli standard di sicurezza e qualità o non rispetta i diritti umani. Insomma bisogna ripensare il sistema di libero scambio da rettificare con correttivi mirati”.

Parimenti quali azioni ritiene siano i fondamentali, nel concreto, per sostenere l’agricoltura superando le oggettive difficoltà dovute all’enorme mole di truffe nel settore e intervenendo per arginare le infiltrazioni mafiose?

“Anche qui sono stato il primo a denunciare che i soldi del PAC troppo spesso vanno a finire in mani sbagliate. C’è da dire poi che l’Italia è uno dei Paesi che più contribuisce ai fondi europei ma viene poi penalizzato nella distribuzione. Questo per una serie di errori fatti dai governi che si sono succeduti in Italia ma anche per la scarsa capacità di programmazione e di spesa della Regione siciliana. Detto questo vale in agricoltura quanto detto in generale per il lavoro. Io credo che prima ancora che ai fondi ed agli aiuti i nostri agricoltori vorrebbero accedere ad un mercato nel quale si possa competere sulle stesso livello, sullo stesso piano. Attualmente la mancanza di controlli sul prodotto che arriva, sugli standard di sicurezza e le norme sull’etichettatura, non permettono questo confronto. Il grano a 16 centesimi è insostenibile. Le arance dall’Africa altrettanto. Bisogna intervenire alla fonte, sui controlli in modo da avere tutti il medesimo standard di sicurezza, costo di produzione, rispetto dei diritti e il resto viene da se”

Ritiene che l’attuale politica di convergenza sia stata adeguata? Sul fronte della continuità territoriale, il riconoscimento delle condizioni di svantaggio oltre l’obiettivo convergenza e in particolare con riferimento all’insularità sono la strada giusta? O ritiene siano altre le strade da perseguire? 

Corrao Commissione Bruxelles (Foto Manlio Viola)

“Insularità e continuità territoriale sono un tema che riguarda più l’Italia al suo interno che non l’Europa. L’Europa riconosce l’esigenza di compensare territori svantaggiati, poi tocca allo Stato italiano farlo. Chi dovrebbe occuparsene in Europa? Un funzionario danese o estone come potrebbe sapere quali solo le esigenze della Sicilia? Il dibattito è, piuttosto, sul come farlo. Tutte le forze politiche siamo più o meno d’accordo sul fatto che esista uno svantaggio. L’italia deve compensarlo. Ma questo dovrà farlo il governo”.

In sintesi servono più o meno regole europee per superare la conflittualità fra paesi Ue? Troppe differenze frenano lo sviluppo o sono i nazionalismi a frenarlo? In concreto come si esce da questo dualismo che i cittadini non capiscono e come si fa capire loro cosa è veramente l’Europa e a cosa ci serve?

“Non ho dubbi, serve un maggiore peso europeo ma in una Europa che faccia regole diverse, abbandoni l’iperliberismo che l’ha mossa fino ad oggi e pensi all’eguaglianza fra Paesi e fra cittadini europei. Non bisogna abbandonare l’Europa ma cambiarla dal suo interno. L’asse che ha dato fino ad oggi questa linea politica all’Europa siamo convinti non raggiungerà la maggioranza. Nella prossima composizione del Parlamento europeo contiamo di essere l’ago della bilancia per cambiare le cose. Le alleanze saranno fondamentali e noi non andremo mai con i sovranisti in Europa. Gli amici di Salvini non sono schierati sugli interessi italiani. Per loro bisognerebbe continuare con l’Italia costretta alla linea del rigore, come paese di sbarco e accoglienza dei migranti, insomma proseguire come negli ultimi dieci anni. Noi pensiamo ad una Europa diversa e solidale che pensi ai cittadini ed allo sviluppo. E per farlo non possiamo stare con i sovranisti né con i partiti dell’establishment che ci hanno portato fino a qui. Bisogna azzerare la concorrenza fiscale fra stati che attualmente governano l’Europa e dar vita e rilanciare, così, pari opportunità”