Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
La Regione Siciliana compra per 68 milioni il 65% del fondo
proprietario dei palazzi che occupa in quanto inquilina. Il restante 33% è già
suo, non si è mai capito chi abbia il 2%, probabilmente intestato a delle
fiduciarie estere. La Regione pagava come inquilina chi dice 17 mln l’anno, chi
18, per questi immobili, che aveva
venduto per fare cassa 19 anni fa. Nel totale quindi ha pagato oltre 300 mln di
affitti in questi anni, su immobili che sono sempre gli stessi, senza percepiti
investimenti in manutenzioni straordinarie, ristrutturazioni, efficientamenti
energetici, riqualificazioni. Pertanto i proprietari del fondo immobiliare
hanno in questi anni guadagnato parecchio, non avendo avuto spese o quasi. Non
si rintraccia quanti dividendi, dalla sua quota del 33% del fondo, la Regione
abbia ricavato.
La magistratura contabile è allocata proprio in uno di
questi palazzi, ma ad oggi, sulla congruità degli affitti, sui dividendi, sulla
carenza di investimenti su immobili ormai più che datati, non si è
compiutamente espressa. Ci furono dei dubbi ai tempi, poi tutto finì nel quieto
vivere della normalità amministrativa.
Oggi ricompriamo quello che era nostro dopo aver speso in
affitti una montagna di milioni. E ricompriamo degli immobili vecchi, costruiti
tra gli anni 70/80, alcuni anche precedentemente. Quindi obsoleti, come uffici.
Si noti che la macchina regionale è molto smagrita come risorse umane, la metà
dei dipendenti rispetto agli anni ’80, per anni di pensionamenti senza concorsi
per ripristinare l’organico, nonostante le funzioni non siano diminuite. Inoltre
oggi, con nuove concezioni di utilizzo degli spazi, più open space e meno
stanze, smartworking e coworking, soprattutto
eliminando stanze chiuse, dove si ricevono tangenti o ci si trastulla con il
videopoker, si potrebbero occupare la metà dei mq attuali, se non meno. Ai
sensi delle nuove norme, dei nuovi orientamenti del tempo e dello spazio di
lavoro, Per anni si è parlato di costruire dei Centri direzionali, non
faraonici, magari, ma funzionali, con
logiche urbanistiche moderne, e quindi non in periferia ma in siti centrali da
riqualificare, vedi piazza Gae Aulenti con la torre Unicredit a Milanoinnon diciamo
di raggiungere i 231 metri della torre milanese, ma con due più modeste torri da
20 piani allocheremmo tutti i dipendenti regionali presenti nel capoluogoregionale.
Esattamente come il progetto dell’università di Palermo, che poneva il Centro
direzionale della Regione nell’area, oggi tutta da riqualificare, della
Stazione Notarbartolo/Lolli. Questa destinazione urbanistica aveva il grande
vantaggio, sia per i dipendenti che per gli utenti, di essere già servita da
Metroferrovia e Tram, oltre a sanare la ferita urbanistica sul centro cittadino
che lasciava il tracciato ferroviario, realizzando parcheggi coperti sopra i binari
ed un nuovo parco urbano. Invece investiamo su immobili vecchi e totalmente da ristrutturare.
Ma la Regione fino a pochi mesi fa si voleva comprare, solo che è stata battuta
sul tempo, il palazzo di via Cordova della ex Sicilcassa. Oggi contrordine compagni.
Contabilmente per un ragioniere senza memoria dei fatti passati è una buona cosa,
i 65 mln si ammorterebbero in 4 anni dei vecchi affitti. Solo che uno si deve chiedere
allora perché non lo abbiamo già fatto 8 o 10 anni fa, e soprattutto come mai questo
evidente spreco contabile non sia stato sanzionato. Di fatto sembra che
facciamo un favore al fondo che li possedeva, che ai tempi spese non molto, ha
guadagnato tantissimo, ed ora avrebbe avuto l’oneroso compito di riadeguarli.
Non è troppo tardi per dargli un’altra, più sociale e
funzionale, destinazione d’uso, se si costruisse un moderno e contemporaneo, in
tutti i sensi, centro direzionale. Potrebbero, vista la gran parte delle
ubicazioni intorno a abitazioni residenziali, alcune ex popolari, destinare
questi immobili oggi a patrimonio come social housing, vista l’assenza di
abitazioni a questo uso e l’impoverimento del ceto medio, soprattutto in una
città, Palermo, che diventando turistica, chiede da 700 a 1.000 euro per
affitti di monovani e bivani. Cosa che una madre o padre separato, coppie monoreddito,
con un figlio o due a carico, ha estrema difficoltà a pagare.
Se il Palazzo volesse fare qualcosa di veramente utile dei
suoi palazzi dovrebbe rifletterci.
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