I veterani del reparto scorte di Palermo sono andati in visita al collega Giuseppe Sammarco, ultimo caposcorta del Giudice Giovanni Falcone. Nome di battaglia “Indio”. In questa giornata speciale, in cui Palermo celebra il Festino della Santuzza, il cuore dei veterani del reparto scorte di Palermo batte ancora più forte per un amico e collega.
Una rappresentanza storica si è data appuntamento per fare visita al collega Giuseppe Sammarco, caposcorta della “Quarto Savona 15” (sigla in codice dell’auto di scorta del Giudice Giovanni Falcone). Giuseppe è il più longevo in termini di servizio prestato al giudice Falcone in diversi ruoli: straordinariamente operativo. Abbiamo voluto essere lì, accanto a lui, per fargli sentire tutta la nostra stima e il nostro sostegno. I veterani hanno voluto dedicargli una targa ricordo, un omaggio semplice ma ricco di significato, che esprime tutto ciò che pensiamo di lui. “Al collega Giuseppe Sammarco – c’è scritto nella targa – caposcorta del giudice Giovanni Falcone Nome di battaglia “Indio”, esempio di coraggio, forza e dedizione. I Veterani del Reparto Scorte di Palermo con affetto e stima”.
A portargli questo abbraccio, in rappresentanza dei tanti colleghi che non potevano essere presenti, c’erano i suoi storici compagni di una vita, amici e fratelli di dovere: Francesco Lo Sparviero Mirabella, Antonio Badami, Benedetto Marsala, Vincenzo Rozza, Antonello Marini, Ninni Giacchina.
“L’arrivo della storica Croma blindata su cui viaggiò per l’ultima volta il giudice Falcone è stata portata al Museo del Presente – dicono gli ex agenti – Nessuno di noi ha presenziato all’evento, anche perché avevamo già in programma la visita per noi più importante: quella al collega Giuseppe Sammarco. Una priorità assoluta rispetto a feticci da esibire.
Abbiamo voluto onorare i veri valori della legalità, ma soprattutto lo spirito di vera amicizia e quel legame indissolubile che unisce colleghi che per anni hanno lavorato insieme per proteggere i magistrati in prima linea, condividendo rischi, fatiche e speranze, con l’obiettivo di estirpare il cancro mafioso così come si estirpa la gramigna. A Giuseppe Sammarco va il nostro grazie più grande per il suo esempio, la sua forza e la sua straordinaria dedizione. Lo abbiamo esortato a continuare a lottare come un leone, esattamente come faceva quando era in servizio”.






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