Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Il rumore del silenzio

La vicenda dell’ex presidente Cuffaro, l’indagine che esplosa come una bomba ai neutroni nella politica siciliana, ha prodotto un silenzio assordante. All’opposizione c’è stato qualche strepito, qualcuno vuole raccogliere le firme, ovviamente in silenzio, per uno scioglimento più velleitario che improbabile. Però hanno stabilito una data per un ritiro, con la regola conventuale del silenzio, solo deputati regionali, niente popolo o gente normale, per decidere cosa fare. Anche se alle strette c’è la Finanziaria regionale e potrebbero decidere di astenersi e non partecipare, sarebbe una bella mossa di estraneità a questa modalità della politica, facendo lavorare, si fa per dire, solo la maggioranza. Ma poi chi glielo dice a quelli del proprio collegio elettorale che non ci si è battuti per portare il pane a casa?

Dal centrodestra non si leva una voce, nemmeno una, a difesa di quello, Totò Cuffaro, che era di fatto l’azionista di maggioranza della maggioranza. Un silenzio cosi assoluto che non è mai stato registrato nemmeno ai tempi di mani pulite o della prima indagine a Cuffaro. Nemmeno un comunicato di solidarietà personale, magari peloso, nulla. Lo stringente comunicato della presidenza Schifani parla di piena e totale fiducia nella magistratura e nelle procedure in cui eventualmente coloro che sono stati coinvolti si possono difendere. Niente di più impersonale e distante. Eppure Cuffaro era considerato l’alleato di ferro, quello di Schifani “for ever”. In politica ti puoi aspettare di tutto, tranne la gratitudine, come sanno i vecchi politici della prima repubblica. Sembra di essere in quei momenti dei terremoti in cui è arrivata una scossa sussultoria di grado 7° Richter, ma te ne aspetti altre, anche peggio. Per cui tutti nei palazzi del potere sono attoniti, si chiamano sussurrando, magari su signal perché telegram non è più sicuro. C’è chi è sorpreso, chi non lo è affatto, chi è stupito che non fosse successo prima. Tutti aspettano, ansiogeni, di veder spuntare il proprio nome nelle intercettazioni che verranno snocciolate come le puntate di House of Cards sulla piattaforma Politix. Intanto tutti zitti e muti, con perdita assoluta di favella. Il silenzio diventa una coltre di piombo, solo a distanza si percepisce un sordo, o sordido, tintinnio. Quello delle manette, che tutti temono, Totò meno degli altri, per cui perdono spavalderia politica.

Ma è possibile che questa maggioranza stia in piedi senza quello che era diventato il suo fulcro, quello che i giornali e gli addetti ai lavori indicavano come il regista? Chi gestirà il gioco, il suo amico più giovane, il Cuffaro 2.0? O nessuno tenterà più di gestire nulla, finanziaria in primis?

Il clima del centrodestra, ed i franchi tiratori erano un sintomo palese, era già brutto prima di questa vicenda, ma ora che succederà?

La scossa è stata forte, magari Trump non l’ha commentata, ha da pensare al sindaco giovane, socialista e musulmano di New York, ma a Roma si è percepita forte e chiara, se ne parlava in ogni bar della capitale. “Dottò arriva da Palermo? Ma che è successo laggiù? È tanto che non vado a casa”, questo oggi da Ciampini, davanti a S. Maria Maggiore. Il timore è che la Sicilia, faccia ancora da laboratorio, e certamente il clima tra politica e magistratura non registra bel tempo.

Però Cuffaro, magari involontariamente, una cosa giusta l’aveva detta. “Facciamo il sorteggio per i Direttori Generali della Sanità”, la stessa norma che propone il centrodestra per la scelta dei membri del CSM. Sarebbe una riforma questa sulla Sanità da votare subito, domani mattina, per salvarla da se stessa e dalla politica. Ma dubitiamo che l’Ars, che ancora straparla di abolire il voto segreto, la faccia mai. Avanti un altro scandalo ed un altro capro espiatorio alla Cuffaro. Per uno che paga, sempre lui, altri magari la scansano.


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