Oggi, nella Cattedrale, si celebrano i funerali della piccola Alessia.

Alessia non è stata soltanto una giovane tifosa del Palermo, né solo una bambina che ha affrontato con coraggio la violenza della malattia. Alessia è stata definita una guerriera; io la definirei la nostra Amazzone palermitana.

Non era forte nel corpo, eppure ha resistito alla ferocia del male con un sorriso che spiazzava tutti. Ha dato valore alla propria esistenza esaltando le meraviglie della vita e insegnando il fair play ai calciatori, ai tifosi, alla medicina e a tutte le persone che, pur non conoscendola, hanno sentito parlare di lei.


Alessia ha amplificato il valore dell’amore, facendoci innamorare tutti di lei e rendendoci più uniti. Avrà avuto paura, certamente, ma non si è mai piegata: si è fidata e affidata a chi le voleva bene. Un gesto d’amore che ognuno di noi dovrebbe esercitare ogni giorno.

Con il suo esempio ha mostrato ai giovani che la vita è unica, breve e preziosa, e che non può essere sprecata in questa deriva sociale fatta di falsi miti goliardici e di ostentazione della forza attraverso il branco, i coltelli, le pistole, i fucili o i kalashnikov.


Alessia si è opposta alla povertà educativa che opprime Palermo e i suoi quartieri più fragili con la ricchezza dei suoi valori, allargando l’abbraccio della sua famiglia dalla casa fino alla curva, inondando il Palermo Calcio, le società sportive e le strade della città. Ha costruito un mondo ideale dove non c’è spazio per la violenza di alcun genere, né per la criminalità o la mafia riemergente che, con una brutalità simile a quella del cancro, spegne la speranza. Quella stessa speranza che Alessia ha custodito nel suo percorso e che ha permesso anche a noi di sentirci vivi. Lei è stata l’espressione del “Valore delle Donne contro ogni forma di violenza”

Alessia ha compiuto il suo destino, e non ci resta che dirle: Alessia, missione compiuta.

Ma adesso tocca a noi realizzare la Palermo felice che hai immaginato, lontana da ogni forma di violenza, vero cancro della nostra società, per tornare a gridare tutti insieme dalla curva: “Grazie Alessia!”


Ma la solidarietà non basta più. Contrariamente al sogno della piccola Alessia, proprio oggi alle 18.30 ci stringeremo alla comunità di Isola delle Femmine per manifestare il nostro disgusto verso chi continua a minare quel sogno, che è anche il sogno di ogni cittadino palermitano.

La capacità adattiva della mafia come della criminalità diffusa è inversamente ed esponenzialmente proporzionale all’assenza dello Stato nei territori, all’inefficacia della struttura giudiziaria e alla scarsa valorizzazione degli spazi aggregativi e delle realtà associative che sostengono le istituzioni nella crescita positiva delle comunità. È in questo vuoto di potere che loro fondano le loro radici.


Giovani animati da goliardia e privi di reale empatia, ma segnati da una profonda povertà sociale, diventano strumenti incontrollabili nelle mani dei boss, molti dei quali oggi sono nuovamente in libertà. Grazie all’inadeguatezza della risposta giudiziaria e legislativa, questi uomini possono presentarsi come soggetti che hanno “pagato il proprio debito con la giustizia”.

Tuttavia, a fronte del danno arrecato alle persone e del degrado prodotto nel tessuto sociale, permane un debito morale rilevante, che può essere estinto solo attraverso un autentico percorso di pentimento e di distacco dal fenomeno mafioso, contribuendo concretamente a contrastare la deriva sociale da essi stessi generata.

Prima che siano travolti dalle conseguenze del loro stesso operato, è necessario che collaborino con la giustizia e con il territorio. In assenza di tale assunzione di responsabilità, potranno risultare “puliti” su un piano formale, ma non avranno neppure iniziato a saldare la prima parte del loro debito morale.


Loro sanno come riorganizzarsi, come chiudersi nel silenzio, come sparire e far sparire. Sanno anche come intimidire, come stimolare l’anarchia, come abusare di giovani menti ormai private della ragione e della consapevolezza di sé.

Detto ciò, va anche detto che i primi responsabili di ogni deriva sociale sono gli uomini e le donne inadeguati a governare, ad amministrare la giustizia e a gestire le finanze del nostro Paese.


Quando la burocrazia non sarà più elefantiaca e ostativa, quando il diritto tornerà a essere una priorità e il dovere coinciderà con il senso civico, la mafia diventerà soltanto una narrazione negativa del disastro umano. Sarà la naturale fogna intrisa di quel puzzo del compromesso nella quale nessuno vorrà più tornare e resterà ciò che realmente è: una montagna di merda.

Emilio Corrao, delegato al contrasto alle mafie, legalità e trasparenza
Segreteria provinciale del Partito Democratico di Palermo

Luogo: isola delle femmine, viale marino, PALERMO, SICILIA