L’economia di Palermo e della sua provincia viaggia a due velocità a fine ottobre 2026. Da un lato ci sono i segnali positivi che arrivano dal mondo delle imprese, dall’innovazione e dal credito, con ben sei indicatori congiunturali su dieci che superano la media nazionale. Dall’altro, restano pesanti criticità sul fronte dell’occupazione, un crollo verticale delle esportazioni e un preoccupante report sul mondo della scuola e dell’università, segnato dal calo delle immatricolazioni e da un alto tasso di abbandono precoce degli studi.
Il quadro emerge dai due nuovi report sulla Città metropolitana di Palermo, elaborati dal centro studi dell’Istituto “G. Tagliacarne” su dati delle Camere di Commercio.
Imprese e startup in controtendenza nazionale
I dati sul tessuto imprenditoriale palermitano evidenziano una spiccata vitalità. Tra settembre 2025 e settembre 2026, il numero delle imprese attive è cresciuto dello 0,5%, un risultato significativo se confrontato con la flessione dello 0,8% registrata a livello nazionale. A fare da traino sono soprattutto le startup innovative, che balzano a un +7% (mentre l’Italia fa segnare un preoccupante -5%). Ottima performance anche per il terzo settore: le istituzioni iscritte al Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) crescono del 15,7% rispetto al +10,9% della media italiana.
Boom del credito ma l’export va a picco
Note favorevoli arrivano anche dal settore finanziario e bancario. I depositi bancari e il risparmio postale crescono del 6% (contro il +3,5% nazionale), mentre i prestiti alle attività economiche registrano un balzo del 10,3%, staccando nettamente il misero +2,5% del resto del Paese. Le imprese palermitane prevedono inoltre nuove assunzioni nel quarto trimestre del 2026 (+6,7%).
Tuttavia, l’altra faccia della medaglia mostra indicatori allarmanti. Il dato più pesante riguarda le esportazioni, che crollano del 70,6% nel confronto tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026, in netta controtendenza con il +4,5% nazionale. Soffre anche l’occupazione reale con un -0,8% di occupati (l’Italia cresce dello 0,6%) e un aumento del 25% delle ore di cassa integrazione, laddove nel resto d’Italia si registra un calo del 18,7%. Più timido il mercato immobiliare, che cresce appena dell’1,1% contro il +4,4% nazionale.
Allarme università: Palermo scivola al 96° posto
Il secondo report dell’istituto “Tagliacarne” scatta una fotografia complessa sul futuro dei giovani e sull’istruzione nell’anno accademico 2025-2026. Solo il 50% dei diciannovenni palermitani si immatricola all’università. Un dato che fa sprofondare la provincia al 96° posto della graduatoria nazionale, segnando un crollo verticale rispetto al 69° posto dell’anno precedente (nel 2021-2022 Palermo era al 55° posto). A questo si aggiunge un pesante deficit d’istruzione nella fascia d’età tra i 25 e i 49 anni, dove ben il 34,9% dei cittadini possiede al massimo la licenza media (104° posto in Italia).
I giovani scelgono le materie Stem e restano in Sicilia
In questo scenario non mancano però i punti di forza. Palermo si difende bene nella scelta dei corsi Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), scelti dal 38,4% degli immatricolati (80° posto nazionale). Il vero dato d’eccellenza riguarda la ridotta mobilità passiva: solo il 7,6% degli studenti decide di studiare fuori regione. Palermo conquista così il 7° posto in Italia per capacità di trattenere i propri talenti sul territorio.
Il commento del presidente Albanese

Alessandro Albanese
“I dati restituiscono un quadro articolato”, spiega Alessandro Albanese, presidente della Camera di Commercio Palermo Enna. “La contrazione delle immatricolazioni e l’elevata percentuale di cittadini con la sola terza media rischiano di indebolire la competitività futura della nostra economia. Tuttavia, abbiamo due grandi punti di forza da cui ripartire: l’orientamento verso le discipline Stem e la straordinaria percentuale di studenti che decide di formarsi nella nostra regione”.
Secondo Albanese, la scelta dei ragazzi di rimanere dimostra una forte fiducia negli atenei siciliani: “Dobbiamo far sì che a questo radicamento formativo corrisponda una reale e immediata offerta di lavoro qualificato, per evitare che subito dopo la laurea ci sia un’emigrazione professionale”.



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