Ci fu una talpa che informò qualcuno vicino a Maurizio Zamparini che nei suoi confronti vi era una richiesta di arresto. Ieri gli ufficiali del nucleo di polizia economico finanziaria si sono presentati davanti alla residenza di Cesare Vincenti, capo dei gip di Palermo. Vincenti risulta indagato nella vicenda per rivelazione di notizie riservate, corruzione e abuso d’ufficio. Nel registro degli indagati compare anche il nome del figlio, l’avvocato Andrea Vincenti. Ma c’è anche il nome di un altro magistrato, è quello di Alida Marinuzzi del tribunale civile. Alla giudice viene contestato il reato di abuso d’ufficio. Secondo la Procura di Caltanissetta Marinuzzi avrebbe firmato un provvedimento su una vendita all’asta di un immobile pignorato che interessava al figlio di Vincenti.

E su Repubblica questa mattina spuntano alcune dichiarazioni spontanee di Andrea Vincenti, il quale, come detto, risulta indagato assieme al padre nell’inchiesta del patron Zamparini. “Contro di me c’è un accanimento”, ha esordito nella sua telefonata ai cronisti del quotidiano.

Il figlio di Cesare Vincenti presiede il comitato etico del Palermo calcio, una nomina che, secondo il racconto dell’avvocato, sarebbe state decisa da Giammarva, all’interno di un bar palermitano di via Libertà. “Non ho mai incontrato Zamparini – racconta -. E Giammarva l’ho rivisto per caso dopo un anno, al bar Chiosco di via Libertà. Io ero con un amico, lui con altre persone. Ci siamo messi a parlare, mi ha spiegato che stava per nominare i componenti dell’organismo di vigilanza. E io gli ho detto che avevo esperienza in materia. Così ha deciso di nominare me”.

Vincenti si lascia andare anche ad alcune dichiarazioni sulla vendita delle casa all’asta resa possibile grazie al presunto tentativo da parte del padre di fare pressione al giudice Marinuzzi per agevolare la vendita. “Niente di illegittimo – afferma -. Mia madre aveva individuato una casa in via Notarbartolo per mia sorella che doveva sposarsi. Ma su quella casa c’era un pignoramento in corso. Ci siamo allora fatti carico del necessario, c’era però bisogno della firma del giudice per chiudere la procedura esecutiva”.