Sono tutte posizioni marginali. sostengono gli indagati e gli entourage, in inchieste che fra di loro non hanno alcun rapporto. Ma nonostante questo adesso sono 4 gli assessori regionali della giunta Musumeci che risultano iscritti nel registro degli indagati nei tribunali siciliani.

Si tratta, in pratica, di un terzo della giunta. Numeri che iniziano a dare più di un pensiero al Presidente della Regione che fino ad ora non si è espresso su queste vicende, o almeno lo ha fatto solo in occasione di una di queste. Pensieri non di poco conto visto che alla porta ci sono i grillini sempre pronti a sottolineare la questione morale e a farlo anche sopra le righe spesso.

In ambienti governativi fanno notare come, in realtà, almeno due di queste indagini siano una vicende da considerare quasi di natura personale ma a prescindere dalle valutazioni sulle singole indagini resta il fatto che di indagini si tratta.

Il primo a finire in una inchiesta, alla fine di novembre dello scorso anno è stato Mimmo Turano, assessore Udc alle Attività Produttive che è stato raggiunto da un avviso di garanzia con l’accusa di corruzione e abuso d’ufficio. Ad inviarlo è stata la Procura trapanese nell’ambito dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Giuseppe Pirrello, 59 anni, di Alcamo: l’ingegnere capo del Genio Civile che a febbraio era stato nominato anche commissario dell’Istituto Autonomo Case Popolari, arrestato insieme ad un assessore di Castellamare e a due imprenditori (QUI I DETTAGLI)

La seconda vicenda esplode a gennaio, quando a finire indagato e a dirsi sereno è stato l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone che è finito nel mirino della magistratura insieme al capogruppo di Forza Italia Milazzo. L’indagine verte su presunte pressioni fatte da Milazzo nei confronti di Falcone per sostituire alla guida dell’Iacp Calogero Belingheri. In quel caso Musumeci ribadì la sua fiducia in Falcone (LEGGI QUI)

La terza vicenda è più recente e riguarda l’assessore al Territorio e ambiente Toto Cordaro finito fra i 96 indagati dalla Procura di Termini Imerese in un calderone di accuse variegato che riguarda le campagne elettorali dal 2014 al 2017 (QUI I DETTAGLI). In questa inchiesta c’è anche un giallo su una omonimia denunciata dallo stesso Cordaro e poi parzialmente smentita dalla Procura di termini ma non per vie ufficiali (LEGGI QUI LA DENUNCIA DI CORDARO E LA SMENTITA DELLA PROCURA)

Infine il terremoto politico giudiziario di ieri nel quale compare anche il nome dell’assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale Roberto Lagalla (LEGGI QUI) in un ruolo marginale e per vicende che lo riguardano come Rettore dell’Università di Palermo per le quali si dice sereno (QUI LA REPLICA)

Sulla questione sembra esserci un apparente silenzio a parte gli attacchi pentastellati che vanno perfino oltre i singoli ruoli. “L’unico denominatore comune sull’indagine delle ultime ore e quella che ha portato agli avvisi di garanzia dei giorni scorsi è l’imbarazzante silenzio di Musumeci, anche se comprendiamo le sue enormi difficoltà: i voti di chi è ora indagato o, peggio, arrestato hanno contribuito a portarlo alla guida della Regione, sarebbe pertanto enormemente complicato per lui prenderne le distanze” dice il capogruppo del Movimento 5 stelle all’Ars, Francesco Cappello, a commento delle ultime notizie che in queste ore stanno riempiendo le pagine di cronaca nera dei media.

“Ormai – dice Cappello – è estremamente difficoltoso tenere aggiornata la contabilità dei provvedimenti della magistratura che hanno colpito politici alla corte del presidente. Non abbiamo fatto a tempo a chiedere, in assoluta solitudine, le dimissione di Savona, la cui presenza alla guida della commissione Bilancio ci sembra estremamente inopportuna ed incompatibile con le pesantissime accuse che lo riguardano, che ci ritroviamo a far i conti con gli arresti dell’ex deputato Lo Sciuto, oltre che di Cascio, e dell’avviso di garanzia per Lagalla. Senza contare le indagini in corso per altri assessori di Musumeci. Di Savona aspettiamo ancora un passo indietro, è inammissibile che durante l’esame del collegato guidi i lavori della Commissione Bilancio, mentre sulla sua testa pende un’indagine per truffa. Ma tutti fanno finta di non vedere e sentire, Pd e Fava compresi”.

“Purtroppo – affermano i deputati 5 stelle della provincia di Trapani, Sergio Tancredi e Valentina Palmeri – oggi è l’ennesima giornata in cui i riflettori sono puntati sulla provincia di Trapani per fatti gravi, legati alla politica ed alle mafie. Va dato un plauso alle forze dell’ordine che stanno smantellando i sistemi di controllo illeciti sul territorio, con un lavoro certosino e puntuale. Spero che si arrivi ad una nuova consapevolezza da parte dei cittadini , perché è chiaro che adesso è il momento per rialzare la testa e liberarsi dal giogo delle mafie e della corruzione, che da sempre controllano e opprimono la provincia di Trapani”.

LA RISPOSTA DEL GOVERNATORE