La droga veniva venduta anche ai giovanissimi termitani. E’ proprio dal passaggio di una dose di hashish ad minorenne che nel novembre del 2013 sono scattate le indagini che hanno portato ai provvedimenti dell’operazione Aquarium 2.

Le basi dello spaccio erano sia Termini Imerese che via del Bassotto nel quartiere Bonagia a Palermo. I due grossi nuclei, termitano e palermitano, utilizzavano anche i social network per le ordinazioni. Mezzi di comunicazione ritenuti più sicuri dei cellulari, soprattutto se la droga, cocaina, hashish e marijuana, veniva chiamata “birra” o “poker”.

I pusher non sapevano di essere controllati. Così, ignari, continuavano ad utilizzare attività commerciali per vendere la droga. Come Rosario Cozzo, di Termini Imerese, chiamato “Ortofrutta”, perché al centro del paese aveva un negozio base dello spaccio. Per organizzare la vendita utilizzava un telefono pubblico vicino alla bottega.

Attorno a lui secondo l’indagine dei carabinieri coordinata dalla procura di Termini Imerese, diretta da Alfredo Morvillo, sono finiti un gruppo agguerrito di giovani che controllava il mercato di droga.

Tra loro c’era Lorenzo Costantino, Claudio Candioto, Antonino Di Gloria. Tiziana Arrigo, Christian Nicolosi, Michele Azzarello, Francesco Gazzano. Il gruppo termitano trovava i propri fornitori a Palermo, tra lo Sperone, Bonagia e Villagrazia. A Palermo la gestione dello spaccio era familiare. Ci sono i fratelli Lo Monaco, Vincenzo e Rosolino, e i cognati Alessandro Adelfio e Antonino Longo.

I due utilizzavano lo stesso numero per le ordinazioni di droga. Vincenzo Lo Monaco, secondo i militari proseguiva l’attività nonostante fosse sottoposto al trattamento di semilibertà, potendo uscire dal luogo di detenzione dalle 7 alle ore 21.30. Il tariffario degli spacciatori variava non solo per il tipo di sostanze ma anche se la droga venisse consegnata a domicilio. C’era la maggiorazione per i costi di spostamento e il rischio di essere beccati dalle forze dell’ordine.

 

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