“A partire dal 2018 e fino al 2023 usciremo progressivamente da tutte le infrazioni, questo prevedono i nostri
cronoprogrammi. Il lavoro più impegnativo è quello di Catania, dove, oltre alla costruzione del depuratore, va completata la rete fognaria che oggi serve solo il 30% degli abitanti”.

Lo ha detto a “Fuori Tg”, programma del Tg3, il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, Enrico Rolle.

“In molte regioni del Sud ci troviamo in una situazione difficile, dovuta anche ai ritardi nell’attuazione della legge Galli sul servizio idrico integrato, ma ci sono anche esempi virtuosi come il depuratore di Punta Gradelle nella penisola sorrentina, probabilmente il più bello e innovativo d’Italia, che ha fatto uscire quella zona dall’infrazione”.

“Abbiamo fatto una convenzione con Enea – ha aggiunto Rolle – per adottare le migliori tecnologie nella progettazione degli impianti e per il riutilizzo delle acque reflue: la depurazione – ha concluso – metterà a
disposizione centinaia di milioni di metri cubi d’acqua fondamentali in un territorio estremamente assetato”.

Il lavoro più complesso, però, riguarda catania e il suo comprensorio ma non soltanto quell’area in Sicilia. Appena tre giorni fa il Commissario ha fatto il punto della situazione siciliana con la Commissione Ambiente dell’Ars. Una audizione che  “aveva come obiettivo sia fare una panoramica generale della situazione, anche per rafforzare la collaborazione tra Commissario e Regione, sia esaminare alcuni interventi specifici”.

“Credo che le risposte siano state rese con completezza, mentre alle domande più articolate assicurerò un riscontro attraverso una relazione dedicata – aveva detto Rolle all’Ars -. Con il massimo rispetto per le valutazioni di tutti, non mi sento di dire che in Sicilia siamo all’anno zero: la mole di lavoro è enorme, stiamo portando avanti le complesse procedure negli agglomerati in infrazione con la collaborazione degli enti locali e in piena aderenza al codice degli appalti. Parliamo di situazioni di deficit storico per l’isola che non si può pensare di risolvere in un anno”.

Intanto la magistratura siciliana si è già attivata sequestrandlo più di un depuratore e indagando gli amministratori almeno dell’ultimo decennio come successo a Lampedusa per il mancato funzionamento del depuratore. Ma non si tratta dell’unico caso visto che si contano altri sequestri e numerose indagini in corso in giro per l’isola.

E L’Italia per la depurazioen inefficiente ed inquinante paga anche salate multe all’Unione europea molte delle quali casuate proprio dalla situazione siciliana. L’ultima risale a una ventina di giorni fa quando la Corte di giustizia Ue ha imposto all’Italia una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di oltre 100 centri urbani o aree sprovvisti di reti fognarie o sistemi di trattamento delle acque reflue.

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