Il processo sulla strage di Altavilla. La procura di Termini Imerese ha chiesto la condanna a 30 anni del muratore Giovanni Barreca accusato di aver ucciso la moglie Antonella Salamone, di cui bruciò il corpo, e i due figli Kevin di 16 anni ed Emanuel, di 6 anni, dopo averli torturati.

La condanna all’ergastolo è stata chiesta invece per i due complici Sabrina Fina e Massimo Carandente.

Per la Procura, Barreca sarebbe semi infermo di mente, da qui la differenza di pena rispetto ai coimputati. La strage avvenne a febbraio 2024 nella villetta di Altavilla Milicia di Barreca. L’uomo, fanatico religioso, secondo l’accusa, avrebbe sterminato la famiglia, lasciando in vita solo la figlia maggiorenne, in preda a crisi mistiche che lo avrebbero convinto della presenza del demonio nelle vittime e nell’abitazione.

Gli omicidi furono preceduti da preghiere di gruppo, a cui parteciparono i coimputati, conosciuti in una comunità evangelica, e da atroci torture subite, specie, dal più piccolo dei figli, colpito ripetutamente con l’attizzatore del camino e con un phon. Al termine della requisitoria sono cominciate le arringhe dei difensori, l’udienza è stata rinviata al 10 giugno.

La figlia di Barreca, Miriam, all’epoca dei fatti minorenne, fu condannata a 12 anni otto mesi in primo grado per concorso nella strage. La sentenza è stata ribaltata in appello: la ragazza è stata assolta in quanto incapace di intendere e di volere.

Il pm: “Nella villetta una mattanza”

“In quella villetta ad Altavilla Milicia si è consumata una vera e propria mattanza”. Lo dice il pm di Termini Imerese (Palermo) Manfredi Lanza proseguendo la sua requisitoria nel processo per la strage in famiglia avvenuta nel febbraio del 2024 ad Altavilla Milicia (Palermo), in cui vennero prima torturati e poi uccisi, Antonella Salamone e i figli Kevin di 17 anni ed Emanuel di 5 anni.

In aula c’è anche il Procuratore capo di Termini Imerese Angelo Vittorio Cavallo. Alla sbarra ci sono Giovanni Barreca, il marito della donna e i due figli minori, e Sabrina Fina e Massimo Carandente. Il pm Lanza, che ha coordinato le indagini sulla strage familiare, racconta quanto trovato in quella villetta alla periferia del piccolo comune. E ripercorre i momenti delle torture delle tre vittime. Racconta anche un morso trovato sul polpaccio di Sabrina Fina. “Un morso dato da una delle vittime mentre venivano torturati”, dice il pm.

“Le ossa di Antonella Salamone sono state trovate in condizioni tali da non riuscire neppure a fare la prova del Dna. Sembrava come se fossero stati in un forno crematorio”. Lo ha detto il pm Manfredi Lanza della procura di Termini Imerese (Palermo) proseguendo la requisitoria del processo per la strage di Altavilla Milicia (Palermo) in cui furono uccisi Antonella Salamone e i due figli minori.

Il fratello di Antonella, meritano l’ergastolo

”Meritano tutti l’ergastolo. Tutti. A partire da quel mostro di Giovanni Barreca, che ha torturato e ucciso mia sorella e i miei nipotini. E anche quella coppia diabolica merita l’ergastolo. Spero non ci siano sconti di pena per presunte infermità. Devono andare tutti all’inferno. E restarci per sempre. Devono essere condannati al carcere a vita. Quello che hanno fatto è stato peggio di un film dell’orrore…”. A parlare, senza nascondere la commozione, è Calogero Salamone, il fratello di Antonella Salamone, la donna uccisa nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2024 ad Altavilla Milicia (Palermo), con i figli Kevin di 17 anni ed Emanuel di 5 anni, al culmine di una escalation dell’orrore tra riti pseudo-religiosi per scacciare il demonio, torture indicibili e un triplice omicidio che sconvolse la piccola cittadina. Alla sbarra ci sono Giovanni Barreca, marito della donna e padre dei due ragazzini, e la ormai ex coppia Sabrina Fina e Massimo Carandente.

L’uomo, che vive nel novarese, è arrivato in Tribunale accompagnato dalla moglie al Tribunale di Palermo, dove oggi inizierà la requisitoria del processo, per assistere all’udienza. Calogero Salamone se la prende anche con la nipote Miriam, che al momento della strage familiare aveva 17 anni. Sopravvissuta al delirio mistico dei “fratelli di dio”, così si auto-definirono gli adulti ora sotto processo, agli investigatori che la trovarono addormentata in camera – mentre nelle altre stanze c’erano i cadaveri di Kevin ed Emanuel lei confessò subito di avere partecipato agli omicidi della madre Antonella Salamone e dei due fratelli. Condannata in primo grado a 12 anni e 8 mesi la ragazza – ora diciannovenne – è stata assolta in appello.

Per i giudici non è stata responsabile degli omicidi in quanto parzialmente consapevole di quanto stava accadendo sia perché minorenne sia per la condizione di sottomissione psicologica in cui fu trascinata mentre, secondo l’accusa, il padre Giovanni Barreca e i “fratelli di dio” Sabrina Fina e Massimo Carandente massacravano i suoi familiari. La ragazza oggi vive in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, dove segue un percorso con educatori e specialisti, scandito da test periodici di valutazione del suo stato, fino al ritorno in libertà.