il Presidente di Autostrade Siciliane ha disposto, con apposita direttiva del 15 giugno indirizzata alla struttura di gestione, una rotazione di tutto il personale consortile addetto all’esazione, e ciò a seguito di quanto emerso dalle indagini effettuate dalla magistratura penale e dalla notifica del provvedimento di sospensione di cinque dipendenti.

La rotazione del personale è una misura prevista dal piano anticorruzione.

L’obbiettivo è quello di tutelare il patrimonio della concessionaria, e prevenire il ripetersi di condotte causative di danni in altre stazioni di uscita sulla A20 e sulla A18.

Del resto da quando è scattata l’inchiesta sono stati oltre quattromila euro in più gli euro incassati nello stesso giorno dell’anno precedente.

Esattamente 4.038,30 euro. Una differenza esorbitante che conferma le cifre calcolate dall’assessorato regionale alle Infrastrutture e trasporti per la truffa dei casellanti denunciata dai vertici del Consorzio autostrade siciliane (Cas) gestore dell’A20 Palermo-Messina e della A18 Messina-Catania.

Sui numeri non ci sono interpretazioni: le cinque piste a pagamento manuale della barriera di Buonfornello in provincia di Palermo nella giornata del 2 giugno 2025 incassano 5.915,30 euro da 2.834 pedaggi. Da questo conto sono escluse le casse automatiche e le corsie telepass.

Lo stesso giorno di quest’anno, con il medesimo numero di piste manuali aperte l’incasso totale lievita a 9.953,60 euro, segnando un incremento del 68 per cento. I transiti sono 2.956, poco più di 120 in più. “E quelli dell’anno precedente sono addirittura meno — dicono dal Cas — Il 2 giugno del 2024 non abbiamo raggiunto i 4 mila euro con una differenza che supera i 5 mila. Questo dimostra da quanto andava avanti questa prassi vergognosa”.

I vertici del Cas hanno stimato al ribasso che nell’arco di un anno gli ammanchi superano il milione di euro. Cosa è cambiato? Semplicemente che il 2 giugno di quest’anno i cinque dipendenti infedeli indagati per 266 casi di peculato e appropriazione indebita erano al corrente dell’indagine nei loro confronti. Il gip di Termini Imerese, che nei loro confronti la scorsa settimana ha firmato la misura cautelare interdittiva della sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio, li aveva già interrogati come prevede la riforma Nordio. “Dalla ricostruzione dei fatti operata — scrive il gip — emerge chiaramente come le singole condotte rappresentavano solo un piccolo segmento di un consolidato modus operandi degli esattori del Cas, la cui perpetuazione in un lungo corso di tempo ha, di certo, consentito l’appropriazione di una notevole somma di denaro”.

Dunque, i cinque indagati dall’inizio di giugno hanno di fatto smesso di intascarsi più della metà dei pedaggi manuali. E gli incassi sono schizzati immediatamente alle stelle. Non solo alla barriera di Buonfornello, ma anche in quelle di Messina e Catania. I tecnici messi al lavoro dal presidente del Cas stanno confrontando tutte le giornate successive agli interrogatori preventivi con le stesse date dall’anno precedente. E i risultati sono identici per percentuali alla giornata del 2 giugno con un’aggravante, il numero dei pedaggi “taroccati”, molto più alto sul percorso della A18 Messina-Catania.

Oltre all’indagine della procura di Termini Imerese anche i magistrati di Messina e Catania stanno investigando sulla truffa dei casellanti. Ci sarebbero altri dipendenti infedeli. Nello specifico, i cinque agenti tecnici esattori sono accusati di 266 casi nel periodo fra novembre 2025 e gennaio 2026. In particolare, la “cresta” sui pedaggi avveniva nelle piste con operatore fisico e riguardava i pagamenti in contanti nelle mani del casellante. Un esempio: un’auto che percorreva l’autostrada da Messina alla barriera di Buonfornello avrebbe dovuto pagare circa 12 euro. E l’automobilista tanto consegnava al casellante. Ma in contabilità, attraverso il sistema messo a punto dagli indagati, appariva che il viaggio era iniziato a Cefalù con un pedaggio più che dimezzato. La differenza finiva nelle tasche dei cinque dipendenti infedeli.