Migliaia di persone arrivano ogni anno il 19 marzo nel comune palermitano a visitare gli altari votivi dedicati al Santo imbanditi con stoffe preziose, cibarie di ogni tipo e sculture di pane. Gli alimenti vengono poi distribuiti alle famiglie indigenti del paese.

Altari votivi e mense imbandite nelle case, pani che sembrano vere e proprie sculture. A Borgetto, 35 chilometri da Palermo, ogni 19 marzo si rinnova una delle feste di San Giuseppe più antiche e suggestive della Sicilia, una celebrazione che affonda le sue radici nel XVIII secolo e con la sua omonima Confraternita che dal 1816 continua a coinvolgere l’intera comunità in un intreccio di fede, tradizioni familiari e ritualità. Quest’anno (dal 15 al 19 marzo) in 25 case del paese si allestiscono i tradizionali altari domestici ricchi di pane dalle varie forme (la Corona, la coffa e la palma), agrumi, verdure stagionali e pietanze e dolci di ogni genere, fiori, ceri accesi, coperte e stoffe pregiate custodite nei bauli di famiglia, trasformando ogni abitazione in un piccolo santuario.

Come segno di riconoscenza al Santo per le grazie ricevute (“prummisioni”) le famiglie di Borgetto allestivano nella stanza migliore delle loro case questi altari poi diventati delle ricche mense visitate da migliaia di persone in arrivo da ogni parte della Sicilia. Il giorno 19 a pranzo, infine, come da tradizione, da alcune famiglie in difficoltà del paese viene scelta la Santa Famiglia Gesù, Giuseppe e Maria con i bambini vestiti in abiti del tempo. I bambini saranno “pasciuti” dalla famiglia che ha realizzato la mensa ed offriranno ai presenti gli alimenti della mensa.

Storia e tradizione. Nel 1816 in un periodo segnato da miseria, carestie e pestilenze, nasce la Congregazione di San Giuseppe fondata da nove falegnami che scelsero di trasformare la loro fede in un impegno concreto verso la comunità. In un’epoca in cui molte confraternite si dedicavano quasi esclusivamente alla sepoltura dei confrati, quella di Borgetto compì una scelta rivoluzionaria: aiutare i vivi, distribuendo olio, uova, galline e cera per le lampade a chi non aveva nulla. Nel corso dei decenni la confraternita ha mantenuto intatta la sua vocazione solidale con le mense, conoscendo una nuova rinascita negli ultimi dieci anni grazie all’ingresso di molti giovani che hanno riportato vitalità e radicamento sul territorio. Oggi la Congregazione conta oltre ottanta iscritti e ha ripreso dal 2013 con rinnovato slancio l’allestimento delle mense e il sostegno alle famiglie indigenti del paese e dei comuni vicini.

La processione.

Momento importante della celebrazione è la processione del simulacro di San Giuseppe, una statua di scuola napoletana giunta a Borgetto su un carretto trainato da buoi dopo un lungo viaggio attraverso l’entroterra siciliano. Proprio da questo evento pare abbiano origine le “prummisioni”, ovvero lo scioglimento dei voti per grazia ricevuta. Le famiglie allestivano nelle proprie abitazioni altari dedicati a San Giuseppe, imbanditi con pane, cedro, finocchi, pigne ( rappresenta i doni dei Magi al Divino infante: oro, mirra e l’incenso), fiori di stagione e lumi accesi, trasformando le case in luoghi di preghiera, ringraziamento e condivisione.

Ancora oggi, la discesa del Santo lungo le strade del paese è il momento più atteso (un momento impresso nella memoria e nel cuore della gente è la processione di San Giuseppe durante la Pandemia): una folla silenziosa accompagna i 28 confrati, che si alternano sotto la vara in un gesto che è sacrificio, tradizione e testimonianza di fede vissuta. Il clima della sera, con le luci che si abbassano e il ritmo lento del corteo, restituisce un’atmosfera che resta impressa nella memoria di chi la vive. Oggi i confrati indossano un abito scuro, con camicia bianca e cravatta dorata, mentre le consorelle portano al collo un foulard dorato. Entrambi indossano il medaglione argenteo raffigurante San Giuseppe, sospeso a un cordoncino verde, colore della speranza e della vita.

Nel 2017 la Congregazione è stata ricevuta in udienza da Papa Francesco, che benedisse il simulacro utilizzato per le mense e fece dono della propria papalina, oggi custodita nella cappella di San Giuseppe della Chiesa Madre.