“La legge Rognoni-La Torre non si tocca. Nel contrasto alla mafia abbiamo ottenuto conquiste significative. Lo ricordiamo oggi davanti alla lapide di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, rispetto ad alcuni tentativi maldestri da parte del centrodestra che prova a mettere in discussione l’architettura della legislazione antimafia, a partire proprio dalla Rognoni-La Torre. Per questo vanno tenuti alti gli anticorpi. Lo dico qui cavanti anche alle istituzioni perché ci sono alcuni dati che ci preoccupano, su tutti il ritardo allarmante sulle procedure di confische e di riuso a fini sociali dei beni sottratti alla mafia”.
A lanciare la polemica è stato il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, intervenendo questa mattina in via Li Muli a Palermo, dove 44 anni fa un commando di killer di cosa nostra uccise il segretario regionale del Partito comunista Pio La Torre e il suo fidato collaboratore e autista, Rosario Di Salvo.
Presenti, tra gli altri, Peppe Provenzano, componente della segreteria nazionale, Teresa Piccione, segretaria della federazione di Palermo con parlamentari Dem e i dirigenti provinciali e regionali del Partito Democratico.
“A 44 anni dall’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, il ricordo continua a rappresentare un richiamo forte alla responsabilità della politica e delle istituzioni, perché il loro sacrificio non si riduca a semplice memoria ma sia tradotto ogni giorno in impegno concreto. La legge Rognoni-La Torre, nata da quella stagione di coraggio e visione, resta ancora oggi un pilastro fondamentale nella lotta alla mafia e un punto di riferimento che va difeso e rafforzato. Essere all’altezza del loro esempio significa scegliere con chiarezza da che parte stare, con coerenza e responsabilità, rinnovando ogni giorno l’impegno per la legalità e la giustizia” ha aggiunto Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars.
Il Presidente dell’Antimafia regionale, Antonello Cracolici
“Ricordare Pio La Torre e Rosario Di Salvo 44 anni dopo quel 30 aprile del 1982 non è soltanto un atto di memoria nei confronti di due uomini che con il loro sacrificio hanno contribuito a cambiare la Sicilia, ma vuol dire anche riconoscere la validità di un metodo di contrasto alle mafie. Oggi abbiamo l’obbligo di pensare a quei valori e a quel metodo per capire come combattere una mafia che torna a fare sentire la sua inquietante presenza attraverso l’uso delle armi e che condiziona attraverso la corruzione, la vita pubblica” ha detto il Presidente della commissione Antimafia all’Ars, Antonello Cracolici.
“La corruzione è la grave emergenza di oggi e la nuova sfida – ha aggiunto Cracolici – perché alla luce di quanto sta succedendo la strumentazione legislativa appare insufficiente: è evidente che alcuni pezzi dello Stato sono inermi nei confronti del metodo corruttivo”.
Il componente dell’antimafia nazionale Raoul Russo di FdI
“Quarantaquattro anni fa la mafia uccideva Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Il loro sacrificio non sarà mai dimenticato ed è ancora oggi ispirazione alla lotta alla criminalità organizzata” ha detto il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo ha voluto ricordare il segretario regionale del Partito Comunista Italiano e il suo collaboratore, uccisi il 30 aprile 1982 in un agguato mafioso a Palermo.
“La Torre ebbe l’intuizione di promuovere la legge Rognoni-La Torre, che introdusse il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni di origine illecita. Questa norma – ha aggiunto il senatore – ha rappresentato una svolta decisiva nella lotta alla mafia e rese possibile anche il Maxi processo”.
Il senatore ha infine rivolto un appello alla memoria collettiva: “È nostro dovere continuare a ricordare La Torre e Di Salvo, affinché il loro coraggio diventi esempio per le nuove generazioni. Solo attraverso la memoria si costruisce un futuro libero dalla mafia”.
Fabrizio Ferrandelli rappresenta il Comune di Palermo
“Come ogni anno ho partecipato alla commemorazione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo e oggi ho anche avuto l’onore e l’onere di farlo in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Palermo” ha detto l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli.
“Per me, che detengo la delega all’abitare sociale, onorare La Torre significa soprattutto adempiere fino in fondo al riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità, assegnando case a chi ne ha più bisogno. È una battaglia ancora attuale. Proprio oggi sento il dovere di ribadire che il nostro impegno deve essere massimo e condiviso con tutte le istituzioni e con la società civile. La criminalità, infatti, tenta ancora di mantenere il controllo delle abitazioni attraverso occupazioni abusive o minacce ai nuovi assegnatari, anche dopo la confisca”.
“Nella nostra azione quotidiana siamo impegnati a riaffermare quei valori, affinché il sacrificio di Pio e Rosario non sia vano. Questo, per me, è il modo più concreto di onorarne la memoria: come amministratore locale e come ex vicepresidente della Commissione regionale antimafia, la stessa in cui La Torre operava e costruiva strumenti legislativi di contrasto” ha concluso Ferrandelli.
Il segretario regionale della Cgil, Alfio Mannino
“Siamo qui rendere omaggio a Pio La Torre e Rosario di Salvo e per rimarcare la nostra identità. Ma anche per lanciare un grido d’allarme sullo stallo nella battaglia contro cosa nostra e nella lotta alla corruzione e al malaffare, se si escludono le meritorie iniziative di magistratura e forze dell’ordine. Le istituzioni, cosa grave, stanno dimostrando di non stare dalla parte della legalità e della trasparenza nel momento in cui smantellano strumentazione e istituti che hanno consentito successi nella lotta mafia. E la politica regionale si mostra subalterna se non addirittura accondiscendente” ha dichiarato il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino.
“Memoria sì, dunque, ma guardando avanti, “perché è evidente – ha sottolineato Mannino- che ci sono ancora dinamiche da scardinare come quelle che legano la mafia e il suo modo sporco di fare impresa alla burocrazia e alla politica. E’ un sistema dunque che deve cambiare e perché questo accada è necessario il protagonismo e la capacità di mobilitarsi delle forze sane della società, dell’associazionismo democratico dei giovani”.
”La Torre è stato un personaggio straordinario- ha detto il segretario della Cgil- protagonista e interprete di una stagione altrettanto straordinaria che ha segnato importanti passi in avanti nella lotta contro la mafia. E’ in quegli anni- quelli della relazione di minoranza nella commissione nazionale firmata da La Torre e dal giudice Terranova, quelli della legge Rognoni La Torre e del maxiprocesso a cosa nostra- che il fenomeno mafia acquista definizione e identità, uscendo da un
magma indistinto in cui proliferava, e viene colpita nei patrimoni e negli arricchimenti illeciti con l’importante arma delle confische. Ma questa – ha sottolineato Mannino- è storia, importantissima memoria”.
“Adesso la lotta contro la mafia deve essere proiettata nel presente e nel futuro. E’ innegabile il ruolo della politica, un ruolo che purtroppo finora è stato opaco. Le istituzioni devono dire con chiarezza da che parte stanno, perché finora con le azioni compiute sembrano proprio stare dalla parte sbagliata. Mannino ha sottolineato che “la battaglia per la legalità e contro la mafia è doverosa per chi rappresenta il mondo del lavoro, che viene danneggiato profondamente dalle logiche del favore, dalle pratiche di corruzione che indirizzano risorse anche pubbliche in tasche criminali
sottraendole alla collettività, dall’illegalità che diventa anche illegalità sul lavoro” ha concluso.






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