Condividevano tutto: le trasferte sportive, le partite e anche le ultime ore prima della tragedia. Francesca Evola, 20 anni, amica del cuore di Simona Cinà, ricorda ogni istante di quella serata al pool party tra venerdì 1 e sabato 2 agosto. È andata via poco dopo le 3.20, ignara che, da lì a poco, sarebbe accaduto l’impensabile. Poi all’improvviso, il buio.
“Fino alle 3 di notte eravamo insieme. Simona ballava vicino alla consolle, stava benissimo. Poi io ho avuto freddo e ho deciso di andare via. Lei è rimasta” racconta Francesca.
L’altruismo e l’energia di Simona Cina
Le due giovani si conoscevano da tempo ma il legame si era rafforzato nell’ultimo anno, grazie alla comune passione per il beach volley. “Gente che parla senza sapere, che ti accusa, che finge di conoscerti, che ipotizza chi tu sia stata” – si legge in un post di sfogo di Francesca – “dovete tacere. Per rispetto. Per umanità. Perché una ragazza se n’è andata. E tutto quello che serviva era il silenzio”.
In poche righe, il dolore di chi ha vissuto gli ultimi istanti prima della tragedia si trasforma in uno sfogo contro chi ha speculato, parlato troppo e giudicato senza sapere. Ma c’è anche malinconia, il senso di colpa che accompagna chi resta: “Non riesco a immaginare Capaci senza di te, senza i tuoi occhi accecati dal sole mentre giocavamo a beach (ti ostinavi a voler giocare senza occhiali) e le risate per quel “zitto ricky” che ci faceva ridere ogni volta. Non riesco a concepire un’estate senza le nostre tappe, senza i nostri piani, senza le nostre avventure da condividere – continua -tu eri piena di vita. Ma davvero. Non è una frase fatta. Eri energia pura, movimento, risate, progetti, idee. Eri una di quelle persone che riempiono i posti in cui stanno. Che se non ci sono, si sente. E ora si sente. Ovunque.
Rabbia. Tanta. Che prende il sopravvento ogni volta che chiudo gli occhi. Rabbia per non averti più. Rabbia per non poter fare più niente. Rabbia per chi ha voluto trasformare una tragedia in uno spettacolo da commentare. Rabbia per chi ha cercato colpevoli tra chi ti voleva bene, tra chi ti era accanto ogni giorno. E rabbia anche con me stessa. Perché non faccio altro che chiedermi: “E se fossi rimasta un po’ di più? E se avessi notato qualcosa? E se…?” Ma non ci sono risposte. Solo silenzi”
La passione per lo sport: i racconti
Dai primi passi di danza in tenera età fino alla passione per la pallavolo: Simona Cinà era conosciuta da tutto l’ambiente sportivo palermitano. Una giovane piena di entusiasmo, energia e dolcezza la cui vita si è tragicamente interrotta nella notte tra l’1 e il 2 agosto, al termine di una festa di laurea finita in tragedia. Un pool party su cui ora indagano i carabinieri alla luce di diversi elementi, ancora oscuri, da chiarire.
“Aveva solo cinque anni quando Simona ha messo piede per la prima volta in una sala di danza. Era iscritta, insieme alla sorella gemella, ad un corso di hip hop. Da subito si era fatta notare, non solo per la propensione allo sport, quanto per la sua dolcezza. Era l’amicona del gruppo e la mascotte delle più grandi. Simona riusciva ad essere parte del gruppo con naturalezza, sempre sorridente, educata e rispettosa. Evitava ogni litigio e portava armonia ovunque andasse. L’adoravano tutti” racconta a BlogSicilia un’allenatrice che l’ha seguita fin dai primi anni.
Dalla danza alla pallavolo
Col tempo ha trovato la sua vera identità sportiva nella pallavolo. Ha giocato per diversi anni nel Acds Capacense Volley dove non solo cresceva come atleta ma iniziava ad inserirsi anche con un ruolo di guida, diventando allenatrice dei gruppi più piccoli.
La giovane palermitana studiava Scienze motorie all’Università di Palermo, lì fece un’esperienza Erasmus all’estero per alcuni mesi. Dopo un breve periodo di stop dallo sport, tornata a Palermo, la sua energia e il suo entusiasmo non l’hanno allontanata dalla sua passione. Si è avvicinata al beach volley dove ha insegnato al Gala sport Academy entrando a far parte dello staff e diventando punto di riferimento per tanti ragazzi. Partecipava, collaborava e contribuiva sempre con il sorriso e la dedizione, caratteristica che la contraddistingueva.
In ogni palestra, campo o spiaggia in cui ha messo piede, Simona ha lasciato un segno. “Era una ragazza speciale, si faceva amare subito, piena di vita – racconta una compagna di pallavolo che aveva affrontato Simona in diversi tornei – io l’ho vista l’ultima volta circa due settimane fa al torneo 90100 di pallavolo: giocava, rideva, ci vedevamo e abbiamo lavorato più di una volta insieme. Non riesco ancora a credere che sia finita così, sono ancora sotto shock”.






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