“Mio marito venerdì mattina non doveva salire su quella gru. Per una serie di accadimenti è salito sul cestello e non è tornato più a casa”. Laura Troisi è la moglie di Najahi Jaleleddine l’operaio tunisino di 41 anni, morto insieme al collega romeno Daniluc Tiberi, di 51 anni caduti dalla gru in via Ruggero Marturano a Palermo durante i lavori di manutenzione di un balcone all’attico di un palazzo.
“Chiediamo giustizia – ha aggiunto la moglie – Mio marito era un grande lavoratore, un marito e un padre amorevole”.
L’operaio tunisino era sposato con la moglie Laura e per tutti era semplicemente “Djou”: un uomo buono, un marito esemplare e un padre devoto di due bambine di 3 e 7 anni. Najahi ha perso la vita cadendo da una gru in via Ruggero Marturano, lasciando un vuoto incolmabile nella sua famiglia e nella comunità.
Laureato in agraria, Najahi non si era mai tirato indietro, accettando lavori faticosi pur di garantire un futuro dignitoso ai suoi cari.
Sono in molti a ricordare il volto gentile di Najahi Jaleleddine, 41 anni, che fino a poco tempo fa, ancora in tuta da lavoro, passava a prendere la sua bambina di 7 anni all’asilo nido di via Notarbartolo. L’operaio tunisino, deceduto insieme al collega romeno, era sposato e padre di due figlie. Le famiglie dei piccoli che frequentano la scuola dell’infanzia si sono subito strette attorno ai suoi cari.
“Purtroppo dobbiamo condividere con voi una notizia molto dolorosa che ci ha profondamente scosse. Ieri il papà di una delle nostre piccole della sezione dei tre anni è venuto a mancare a causa di un tragico incidente sul lavoro – scrivono i genitori -. Siamo davvero addolorate e ci stringiamo con tanto affetto alla bambina e alla sua famiglia, accompagnandoli con il cuore in questo momento così doloroso. Sentivamo il bisogno di condividere con voi questa notizia unendoci tutti in un pensiero di vicinanza e di affetto”.
In queste ore madri e padri degli alunni cercano di offrire sostegno concreto alla bimba e ai parenti, partecipando al loro lutto.
“Mio marito lavorava con questa ditta da tempo, non ha mai avuto problemi e non era in nero. Lavorava a quel palazzo da una settimana”. Così la moglie di Daniluc Tiberi, 50 anni, l’operaio romeno morto nel cantiere aperto per la ristrutturazione di un balcone insieme a Najahi Jaleleddine.
Gli inquirenti, tuttavia, hanno accertato che entrambi non risultavano iscritti né alla Cassa Edile né all’Edilcassa e che la società per cui operavano, la Edil Tech, non comunicava l’apertura di un cantiere dal 2016.
La moglie di Tiberi, insieme alla sorella e al cognato, ha deposto un lumino e alcuni fiori a pochi passi dallo scivolo del centro di revisione auto di via Ruggero Marturano, nel punto in cui gli operai sono precipitati. «Ci sono tante informazioni sbagliate – dichiara la sorella -. C’erano quelli che lavoravano in nero, ma mio fratello non era in nero».
“In questi momenti non ho parole per descrivere quello che provo – aggiunge il cognato”. Daniluc era una brava persona, come sanno tutti. Portava il pane a casa ed era un grande lavoratore. Questa tragedia ci ha distrutto.
I vigili del fuoco, nella serata di ieri, hanno recuperato il cellulare di uno dei due operai: si trovava sulla pensilina del gommista Gammicchia, dove è caduto il cestello. Lo smartphone sarà analizzato nell’ambito dell’indagine.
Via Ruggero Marturano è stata transennata e resterà chiusa finché non verranno completate le perizie disposte dalla procura. Gli accertamenti riguarderanno la gru e il mezzo: bisognerà stabilire se l’attrezzatura fosse efficiente e come sia stato possibile che il braccio si sia piegato, provocando la caduta dei lavoratori.
A molti, sul luogo della tragedia, è parso evidente che il camion su cui era montata la gru fosse parcheggiato a una certa distanza rispetto al tratto di balcone su cui si stava intervenendo. I due operai stavano installando l’ultimo pannello sotto l’aggetto e avrebbero poi ultimato la manutenzione. I lavori erano iniziati circa quindici giorni fa e metà del lungo balcone dell’attico risultava già completata.






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