Non ci sarà uno slittamento dell’avvio delle lezioni a causa del caldo in Sicilia. La conferma ufficiale arriva da Palazzo d’Orléans ma  gli uffici seguono con attenzione le richieste di rinvio dell’inizio delle lezioni che stanno arrivando in queste ore da diverse parti della Sicilia, sollecitazioni comprensibili anche alla luce delle temperature ancora elevate.

Non ci saranno provvedimenti generalizzati

Il governo regionale non ritiene, tuttavia, opportuno adottare un provvedimento generalizzato valido per tutte le scuole dell’Isola. La normativa consente, infatti, nell’ambito dell’autonomia scolastica, ai Consigli di circolo e d’istituto di modulare l’avvio delle attività didattiche in base alle specifiche esigenze locali, fermo restando il rispetto del numero minimo di giorni di lezione previsto dal calendario scolastico e dalle disposizioni vigenti, con il recupero delle giornate eventualmente differite.

La linea di Palazzo d’Orléans è, quindi, quella di lasciare alle comunità scolastiche la possibilità di valutare le diverse situazioni, evitando una soluzione uniforme che rischierebbe di non tenere conto delle peculiarità dei territori.

Il governo regionale continuerà, comunque, a monitorare con attenzione i casi di particolare disagio, soprattutto laddove le condizioni locali non dovessero trovare un’adeguata risposta da parte delle istituzioni scolastiche competenti.

Già ieri l’assessore Turano aveva detto no

“L’ipotesi di far slittare l’inizio delle lezioni non può essere accolta, per una serie di ragioni. Intanto, perché l’anno scolastico, per legge, deve avere una durata di 206 giorni e poi perché la scuola finisce il 9 giugno, il 16 giugno cominciano gli esami di Stato, dal 9 al 13 giugno i docenti saranno riuniti per gli scrutini e le ammissioni agli esami di maturità mentre dal 14 giugno si insedieranno come commissari. Se il caldo perdura per un altro mese cosa facciamo, teniamo le scuole chiuse?” ha detto Turano un’intervista al TGR Sicilia.

Il problema esiste ma devono risolverlo comuni e province

“Il problema esiste e posso già anticipare che la prossima emergenza si presenterà nel mese di dicembre, quando scopriremo che le caldaie non funzionano – ha osservato -. Ma voglio essere chiaro su un punto: le scuole sono di proprietà dei Comuni e delle ex Province, dunque sono gli enti locali a dover intervenire, perché se la Regione decidesse di mettere un impianto refrigerante in una scuola ora, non lo potrebbe fare”.