Stamani il nodo palermitano del movimento internazionale transfemminista Non una di meno ha esposto uno striscione davanti l’Assessorato regionale della Salute ove campeggia la frase “Basta violenza sui nostri corpi. Aborto libero e sicuro”. La stessa frase è stata scritta su striscioni esposti contemporaneamente a Catania davanti L’ex ospedale ginecologico Santo Bambino (unico ospedale ginecologico presente in città ora in disuso) e a Messina di fronte al Tribunale.

L’azione condivisa

L’azione, condivisa dunque con gli altri nodi locali del movimento presenti in Sicilia insieme a realtà associative interessate alle tematiche di genere, si inserisce nel quadro della mobilitazione legata alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e di genere (si ricorda a tal proposito la manifestazione indetta da Non una di Meno Palermo che partirá alle 17 da piazza Bellini) e pone l’accento sul tema specifico del diritto all’aborto. Se poter accedere a questo diritto si trasforma in una vera e propria odissea e spesso con risultati non favorevoli, la situazione è ancora più grave in Sicilia.

I dati

Dai dati del rapporto annuale stilato dal Ministero della Salute, l’isola emerge come la regione italiana con la più alta percentuale di donne costrette ad aspettare più di 28 giorni per una Interruzione Volontaria di Gravidanza e la quarta per numero di personale ginecologico obiettore. “Qui l’astensionismo raggiunge delle percentuali da paura: più dell’80% per quanto riguarda i medici, il 73% per quanto riguarda il personale atto all’anestesia e il personale paramedico si attesta all’ 86%. La rete dei presidi sanitari è insufficiente rispetto ai bisogni reali e nonostante l’esistenza di linee guida ministeriali emanate nel 2020, solo in pochissimi ospedali viene erogata la pillola RU 486.

L’aborto

Ecco cosa hanno prodotto un sistema patriarcale che per nulla riconosce il diritto all’autodeterminazione, anni e anni di definanziamento e depotenziamento dei presidi sanitari! Nonostante esista una legge- la 194 del 1978- che tutela la salute delle persone con utero e la genitorialità consapevole, oggi non è possibile abortire in sicurezza, liberamente e gratuitamente. Quali sono le scelte a nostra disposizione? L’aborto clandestino con gravi rischi per la nostra salute? Una maternità imposta? Tutto questo è violenza! Atti di violenza sui nostri corpi e sulle nostre vite perpetrati da chi ci governa!” affermano. Un’iniziativa simbolica e comunicativa, dunque, per accendere i riflettori su un diritto acquisito e nei fatti negato, per dar voce ai bisogni e alle rivendicazioni delle persone con utero che non si riconoscono nell’asfittica scala gerarchica di valori che pone al proprio vertice la donna cis, madre, moglie, benestante, in carriera, un momento per poter esporre rivendicazioni e proposte “una delle soluzioni all’emergenza in atto può essere l’abolizione dell’obiezione di coscienza negli ospedali pubblici con l’abrogazione dell’art.9 della legge 194 o quantomeno una necessaria compensazione con professionisti non obiettori attraverso concorsi ad hoc così come già avvenuto in altre regioni italiane. In generale, rivendichiamo il diritto di autodeterminazione e rifiutiamo l’obiezione in quanto ingerenza del potere medico; vogliamo la Ru 486 senza ospedalizzazione e fruibile nei consultori fino alla 9 settimana di gestazione; vogliamo almeno un consultorio ogni 20.000 abitanti e vogliamo che siano spazi sicuri, laici, in cui possiamo sentirci liber3 di essere noi stess3; vogliamo che il personale presente in qualsivoglia presidio sanitario sia adeguatamente preparato in modo da avere la capacità di accogliere e comprendere le soggettività migranti, transgender e non binarie; vogliamo programmi di educazione sessuale e all’affettività all’interno delle scuole come occasione di dialogo e scambio per la decostruzione dei paradigmi etero e cis-normati. Anche quest’anno oggi 25 novembre scenderemo in piazza, come avverrà in tutto il mondo, e attraverseremo le strade della nostra città per dire basta alla violenza strutturale e sistemica perpetrata sui nostri corpi e sulle nostre vite. Vi aspettiamo alle 17.00 in piazza Bellini. Sarà una manifestazione senza bandiere e trasversale, una manifestazione in cui potranno esprimersi tutte quelle voci che un sistema patriarcale, xenofobo, razzista, classista, transfobico vuole mettere a tacere!” concludono.

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