I clan di Cosa nostra tornano a fare la voce grossa a Palermo e provincia, affidando a bottiglie incendiarie e proiettili di kalashnikov una precisa e violenta strategia di sottomissione economica. La pressione dei clan non si limita alle azioni eclatanti che hanno colpito l’azienda di Tommaso Dragotto o altri commercianti già esposti in prima linea. Dietro la facciata dei danneggiamenti più noti si nasconde un’offensiva sotterranea e capillare, estesa a tappeto nelle ultime settimane nei territori compresi tra i quartieri di Tommaso Natale e Sferracavallo. Qui gli emissari mafiosi hanno avviato una nuova stagione di richieste estorsive, presentandosi direttamente alle porte di ristoratori e gestori di locali pubblici per imporre la tassa del pizzo, quantificata in cinquemila euro.

Intimidazione a imprenditore edile

La mappa della minaccia si allarga anche oltre i confini cittadini. A Monreale, l’imprenditore edile Giuseppe Quartararo ha rinvenuto una pallottola lasciata sotto il lucchetto della serranda della propria attività. Il grave segnale intimidatorio è stato prontamente segnalato e denunciato ai militari della Compagnia dei carabinieri della cittadina normanna. Non si tratta di un episodio isolato per la vittima, che in passato aveva già dovuto fare i conti con le medesime dinamiche criminali durante la gestione di alcuni cantieri aperti nel capoluogo siciliano, specificamente nelle zone di Ballarò e San Lorenzo.

La scia degli attentati e il nuovo assetto dei clan

I numeri e le modalità delle recenti azioni criminali confermano un netto inasprimento della strategia del terrore sul territorio. Nel giro di quattro giorni si sono contati ben tre raid incendiari. Il più pesante è andato in scena mercoledì scorso nel territorio di Carini, dove un gruppo di tre persone ha cosparso di benzina e bruciato venti automobili all’interno dello showroom della società Sicily by car. La sequenza era stata aperta il venerdì precedente dal rogo che ha distrutto quattro furgoni della ditta edile La Serenissima, in via Luigi Cosenz al Cep, seguita la domenica successiva dall’attentato contro un’agenzia immobiliare in via Don Orione.

Il quadro che emerge dalle ultime indagini descrive una criminalità organizzata che non ha mai abbandonato il controllo del territorio, ma che adesso sceglie nuovamente la via dei gesti eclatanti per riaffermare il proprio potere. Le inchieste giudiziarie degli ultimi anni evidenziano come Cosa nostra abbia rinunciato alla vecchia struttura verticistica della cupola in favore di una riorganizzazione decisamente più orizzontale. Sebbene le singole fazioni mantengano margini di autonomia gestionale nei propri quartieri, i capi dei diversi mandamenti continuano a tessere una fitta rete di contatti per consolidare i profitti legati ai traffici di armi e sostanze stupefacenti, stringendo alleanze strategiche che potrebbero includere una cabina di regia comune per la gestione delle estorsioni.