Diciassette morti, di cui almeno due bambini, e oltre cento feriti. È il bilancio, ancora provvisorio, dell’attacco aereo russo sull’Ucraina nella notte tra il 1° e il 2 giugno. La Russia ha impiegato 656 droni d’attacco e 73 missili di vario tipo, balistici, da crociera e antinave, colpendo Kiev, Dnipro, Kharkiv e altre sette regioni del paese. I soccorritori erano ancora al lavoro nelle prime ore del mattino, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky pubblicava su X la sua risposta politica: senza difesa antimissile europea e senza i Patriot americani, tutto questo si ripeterà.
Il crollo di Dnipro: undici morti, due dei quali bambini
La città di Dnipro ha pagato il prezzo più alto. Undici persone hanno perso la vita nell’attacco, tra cui due bambini. Il governatore regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Ganzha, ha comunicato le cifre attraverso il suo canale Telegram, aggiornandole nel corso delle operazioni di ricerca e soccorso. “Già 11 morti. Due di loro sono bambini. I soccorritori hanno estratto i corpi di una donna e di un bambino di otto anni dalle macerie di un edificio di quattro piani danneggiato dal nemico a Dnipro”. I feriti in città sono almeno 37, con diversi casi giudicati gravi dai medici che li hanno presi in carico.
L’edificio residenziale di quattro piani colpito a Dnipro è stato parzialmente raso al suolo, secondo quanto confermato dallo stesso Zelensky nel suo messaggio notturno. Le operazioni di soccorso sono proseguite per ore, con le squadre impegnate a scavare tra le macerie alla ricerca di eventuali dispersi: al momento della comunicazione ufficiale, la sorte di sei persone risultava ancora ignota.
Kiev sotto i missili: sei morti, 64 feriti, sette quartieri colpiti
A Kiev il bilancio definitivo ha raggiunto sei morti e 64 feriti, stando ai dati confermati dalle autorità sanitarie della capitale. Il sindaco Vitali Klitschko ha documentato i danni attraverso aggiornamenti continui sul suo canale Telegram: incendi attivi in sei zone diverse della città, quattro strutture mediche danneggiate, edifici residenziali colpiti in sette distretti. Trentotto dei feriti erano ancora ricoverati in ospedale nelle prime ore del mattino.
L’attacco sulla capitale ha coinvolto missili balistici, come confermato dalle autorità militari locali. Nel quartiere di Podilskyi un edificio di nove piani è crollato in seguito a quello che le forze ucraine hanno definito un doppio impatto. Nelle ore dell’assalto, la corrente elettrica è stata interrotta in diversi quartieri.
Oltre a Kiev e Dnipro, i russi hanno colpito anche impianti energetici nella regione di Kharkiv, infrastrutture critiche nella città stessa, e hanno preso di mira le regioni di Mykolaiv, Zaporizhzhia, Poltava, Sumy, Chernihiv e Khmelnytskyi.
La risposta ucraina: abbattuti 642 ordigni su 729
Le difese aeree ucraine hanno intercettato 642 dei 729 vettori lanciati nella notte: 602 droni abbattuti su 656, 40 missili distrutti su 73. Lo ha dichiarato l’aeronautica militare ucraina citata da Ukrainska Pravda. Trenta missili balistici, tre da crociera e 33 droni hanno comunque raggiunto i loro obiettivi, colpendo 38 siti.
Oltre 500 membri del Servizio di Emergenza Statale ucraino sono stati mobilitati per gestire le conseguenze dell’attacco, secondo quanto riferito da Zelensky nel suo messaggio.
Zelensky: “Senza i Patriot, questi attacchi continueranno”
Nella notte stessa, Zelensky ha usato X per trasformare il bilancio delle vittime in un argomento politico rivolto agli alleati occidentali. Il testo del suo messaggio è diretto: “Nella notte, la Russia ha lanciato contro i nostri cittadini 656 droni d’attacco e 73 missili di vari tipi: balistici, da crociera, antinave. Un attacco su larga scala e una dichiarazione assolutamente trasparente da parte della Russia: se l’Ucraina non sarà protetta dagli attacchi balistici e da altri missili, questi attacchi continueranno. L’Europa ha bisogno della propria difesa antimissile, in modo che questa guerra possa finalmente concludersi. E c’è assolutamente bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti nella fornitura di missili ai Patriot”. Il presidente ha poi ringraziato i soccorritori e il popolo ucraino, ribadendo di contare “sul sostegno dei nostri partner e su risposte efficaci all’attacco odierno”.
La richiesta di sistemi Patriot non è nuova, ma l’attacco del 2 giugno le conferisce un’urgenza rinnovata: le difese aeree ucraine hanno retto in parte, abbattendo l’88% degli ordigni, ma il restante 12% ha provocato morti in undici città e regioni diverse.
La versione di Mosca: “Colpiti solo obiettivi militari”
Il ministero della Difesa russo, citato dall’agenzia Tass, ha confermato l’attacco rivendicandone la legittimità militare. Nel comunicato ufficiale si legge che le Forze Armate russe hanno “lanciato un massiccio attacco utilizzando armi a lungo raggio a guida di precisione, impiegate in ambito aereo, terrestre e navale, inclusi missili aerobalistici ipersonici e droni, prendendo di mira impianti dell’industria della difesa a Kiev, Zaporizhzhia, Kharkiv e Dnipropetrovsk, nonché nelle regioni di Poltava, Khmelnytsky e Sumy, oltre a infrastrutture ucraine per il carburante e i trasporti”. Il Cremlino ha aggiunto che “tutti gli obiettivi designati sono stati colpiti”. La descrizione russa contrasta con le testimonianze delle autorità ucraine, che documentano vittime in edifici residenziali e strutture mediche.






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