Odio e minacce agli ebrei. Partono da Palermo alcuni dei post  al centro di una indagini condotta dalla Digos su tutto il territorio italiano nei giorni in cui in tutta Europa torna a crescere l’antisemitismo. E proprio da Palermo sono partiti alcuni dei post sui social network al centro delle verifiche della Digos.

Proprio nei giorni dedicati alla memoria dell’Olocausto la Polizia di Stato di Palermo, nello specifico la DIGOS, sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha fatto scattare un blitz che ha portato a due perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti insospettabili palermitani.

L’operazione della Digos

L’inchiesta è nata nell’ambito dell’attività di monitoraggio dei social destinata al contrasto di tutte le forme di odio razziale etnico e religioso. In particolare, in questi mesi, la Polizia si sta concentrando sul crescente antisemitismo. Le indagini sono scaturite dalla pubblicazione sul social media X di alcuni post dal contenuto offensivo e minaccioso nei confronti della comunità ebraica che hanno fatto scattare indagini e una serie di perquisizioni, anche informatiche, a carico di due soggetti residenti nella provincia, che adesso sono indagati per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa aggravati  nonché per minaccia.

Sequestrati computer e telefoni

Nel corso delle indagini coordinate dalla  Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo, sono stati rinvenuti alcuni e sequestrati dispositivi elettronici come computer e telefonini e materiale informatico nella disponibilità degli indagati, che sono stati posti sotto sequestro per la successiva analisi.

Proprio le verifiche tecniche effettuate su uno smartphone di uno degli indagati, hanno permesso di risalire ad alcune chat su un account riconducibile agli indagati dal quale sono partiti i post oggetto di inchiesta.

La consapevolezza di compiere un reato

Per gli inquirenti gli indagati erano perfettamente consapevoli di compiere un reato tanto che dalla cronologia del medesimo account si è risaliti ad alcune ricerche effettuate attraverso l’intelligenza artificiale su Whatsapp tese proprio a verificare se le espressioni usate costituissero reato. La perquisizione informatica sullo smartphone, in uso all’altro indagato, ha permesso, invece, di evidenziare l’adesione dell’uomo ad alcuni gruppi Telegram di estrema destra.