Sergio Sangiorgio, indicato dagli inquirenti come il vertice di un’associazione dedita allo spaccio di stupefacenti nel quartiere palermitano di Falsomiele, è tornato in libertà. La decisione è stata assunta dal gip Filippo Serio, il quale ha sancito la perdita di efficacia delle esigenze cautelari che avevano portato l’uomo in carcere nel settembre dello scorso anno.

Il provvedimento di scarcerazione giunge in accoglimento dell’istanza presentata dai legali della difesa, gli avvocati Giovanni Castronovo e Giacomo Frazzitta. I difensori hanno basato la loro strategia su due punti cardine: l’arco temporale dei fatti contestati e l’esito di un parallelo procedimento giudiziario. Da un lato, è stato evidenziato come i reati contestati a Sangiorgio risalgano a un periodo compreso tra il 2019 e il 2021, risultando dunque distanti nel tempo rispetto all’attuale fase processuale.

Dall’altro lato, la difesa ha sottolineato l’importanza dell’assoluzione ottenuta dall’indagato presso il Tribunale di Marsala per una diversa accusa di spaccio. Proprio la pendenza di quel procedimento era stata utilizzata come uno degli elementi fondamentali per giustificare la custodia in carcere al momento del blitz. Con il venire meno di tale presupposto, il quadro cautelare è mutato radicalmente.

Il giudice ha condiviso l’impostazione dei legali, ravvisando l'”assenza di elementi da porre a sostegno di un giudizio di attualità e concretezza dell’esigenza cautelare”. Nonostante la Procura abbia già chiuso l’inchiesta coordinata dai carabinieri — che coinvolge complessivamente 80 indagati, tra cui le 7 persone arrestate inizialmente — per Sangiorgio non sussistono più le condizioni per la detenzione preventiva.

Sebbene l’inchiesta sia conclusa dallo scorso novembre, resta ancora da fissare la data dell’inizio del processo che dovrà accertare le responsabilità dei numerosi soggetti coinvolti nel presunto traffico di droga nella periferia palermitana.